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CONTROPENSIERO |
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Appello per Sakineh a rischio
della vita
Un tribunale iraniano
l' ha messa a morte. Ma Amnesty vuole salvarla
di Dacia Maraini
- da Il
Corriere della Sera
Un caso urgente: si tratta di Sakineh
Mohammad Ashtiani, condannata alla lapidazione dal tribunale religioso - che
coincide con quello civile - e detenuta nel braccio della morte del carcere
di Tabliz, a nord ovest dell' Iran. Non è lei a chiedere solidarietà ma i
due figli adulti che supplicano il mondo di intervenire.
continua...
Per
firmare:
www.amnesty.it/flex/FixedPages/IT/appelliForm.php/L/IT/ca/216 |
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Maschio ti sfido
Colloquio con Cristina Comencini
di Chiara Valentini
C'è uno strano movimento nel campo
femminil-femminista già da tempo in ebollizione per le tante offese e
umiliazioni che l'Italia berlusconiana e non solo continua a infliggere alle
donne. Ma questa volta niente appelli né lettere ai giornali. Da un anno
circa, dai tempi del caso di Patrizia D'Addario, alcune donne della
cosidetta società civile avevano cominciato a riunirsi silenziosamente e a
riflettere sul disastro dei rapporti fra i sessi nel nostro Paese. Attorno
alla regista Cristina Comencini, alla docente di letteratura italiana Maria
Serena Sapegno e alla giornalista Licia Conte si erano raccolte scrittrici e
poetesse, da Iaia Caputo a Sara Ventroni ad Anna Maria Mori, politiche in
libera uscita come Francesca Izzo e Anna Maria Riviello, attrici come
Lunetta Savino e tante altre, di esperienze e generazioni diverse ma con
un'idea chiara in testa, trovare una via d'uscita, o almeno un'idea nuova da
mettere in campo.
continua... |
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Con il burqa o nude. Non è
libera scelta
La cancellazione del
corpo e la spinta a esibirsi: due soprusi sulle donne
di Dacia Maraini
- da Il
Corriere della Sera
Una immagine che viene dalla Giordania : donne
coperte di lunghe vesti e veli neri che incorniciano le facce pallide.
Protestano brandendo cartelli che dicono no alla nuova proposta di legge
governativa. Tante donne, tanti corpi infagottati. Tanta furia in quel poco
che si vede delle loro bocche aperte all’urlo di disapprovazione. Ma cosa
propone la nuova legge?
Proibire il matrimonio delle bambine con
uomini anziani. Una legge umana, di semplice buon senso, che vorrebbe
proteggere l’infanzia rubata, vorrebbe preservare le adolescenti le da
matrimoni devastanti e infelici, vorrebbe difendere le bambine dallo stupro
consacrato. continua... |
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8 marzo e dintorni
di Mirella Serri
Siamo uomini o compagni? Uomini e dunque “non
siamo né puritani né frati. Ciò però non deve significare che nelle sezioni
di partito ci si debba comportare nei confronti delle compagne in modo non
corretto, le si debba esporre a scherzi a doppio senso che le umiliano e le
offendono”.
No, certo, non devono
mortificare gli appetiti maschili, i militanti che operano
sotto l’egida del Pci. Però il troppo… ed è proprio il
Migliore a farsi paladino delle signore bersagliate da
frizzi, lazzi e battute audaci.
Per quella togliattiana,
provvidenziale, rampogna rammenta di aver provato un moto di
affetto e di riconoscenza Marisa Rodano che, dopo esser
stata liberata dal carcere delle Mantellate, aveva dato vita
nel settembre 1944 all’Unione donne italiane.
continua... |
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L’evoluzione è il compito
dell’Homo Sapiens. E se ricominciassimo?
Conversando con Luce Irigary
di Maria Serena Palieri
- l'Unità, 27 dicembre 2009
Luce Irigaray per una decina d’anni, tra metà anni Ottanta e metà dei
Novanta, è stata
per l’Italia una presenza familiare: è stata un’interlocutrice di spicco, in
quell’epoca, del «femminismo istituzionale» praticato dalle donne del Pci,
poi del Pds. In quella stagione potevamo dialogare con il suo pensiero -di
quegli anni sono testi come Io tu noi. Per una cultura della
differenza, Amo a te, Essere due, La democrazia comincia a due -
vedendolo come un orizzonte radicale non solo desiderabile ma anche
praticabile. Oggi no. Nel corso del soggiorno romano, in cui ha incontrato
il pubblico alla Fondazione Basso e a Romatre, abbiamo parlato con Irigaray
del suo libro più recente, Condividere il mondo (come molti altri
edito da Bollati Boringhieri). E, parlando con lei, l’effetto su di noi è
stato questo: ci siamo ricordate che esistono luoghi dove la civiltà
sussiste e dove si può perfino riflettere su come migliorarla. Questo ci
dice con cruda chiarezza in quale buco nero noi - l’Italia di Berlusconi e
della Lega - siamo invece caduti.
continua... |
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CONTROPAROLA DISCUTE SUL NO
DELLE DONNE ALLA POLITICA
Confronto tra le donne
del Gruppo dopo la manifestazione contro la violenza sulle
donne del 28 novembre 2009
Perché la piazza si svuota se
le donne continuano a morire?
Francesca Sancin - 28 novembre 2009 - ha scritto:
«Le uniche che lottavano
veramente erano le più anziane»: così una giovane collega
appena tornata dalla manifestazione di Roma. E così il
lancio dell’Ansa: «Alcune centinaia di donne partite da
piazza della Repubblica stanno manifestando a Roma in
occasione della giornata internazionale contro la violenza
sulle donne dietro uno striscione con la scritta "basta!"».
Alcune centinaia di donne. Un pugno di sognatrici che ancora
ci credono. Dov’erano le altre? Dove si è rotto il filo? È
il femminismo che non è stato capace di passarsi il
testimone tra le generazioni?
continua... |
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Tar: "Niente donne in Giunta?
Ma i maschi non possono
ricorrere"
Straordinaria sentenza
in Molise: due consiglieri uomini sollevano il problema
sulla scia di Taranto. Decisione: "Non hanno interesse"
"Masculi chi masculi". Il Tar
del Molise sul punto ha deliberato. Chiamato da due maschi a
pronunciarsi sull'assenza di donne nella giunta provinciale
di Isernia, ha rilevato carenza di interesse. Siete maschi e
difendete le donne?
Paese che vai Tar che trovi. Ogni giudice ha un
convincimento, e ciascun convincimento è preso, figurarsi!,
a norma di legge. Nasce così una forma di giurisprudenza
territoriale che subisce modifiche con l'avanzare dei
chilometri. Se a Taranto l'assenza di donne in giunta
provinciale, violazione della norma che assicura le
cosiddette quote-rosa, è stata un'omissione da sanare in
trenta giorni, come recitava l'ordinanza del Tar di Lecce; a
Isernia, per l'appunto, le donne possono aspettare anche
altri trent'anni. Non c'è urgenza. E non c'è impar condicio.
continua... |
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Dall’Italia
velinara al pantheon in rosa:
ci divide un abisso
A Stoccolma nel 2009 si certifica una rivoluzione avvenuta
Ma da noi così il berlusconismo presenta l’universo
femminile
di
Maria Serena Palieri
da l'Unità
Con Herta Müller sono quattro ledonne
che l’Accademia di Svezia incorona quest’anno con quello
che, a torto o a ragione, è considerato il massimo
riconoscimento scientifico-culturale planetario. E allora è
utile ricordare un passaggio d’una conferenza che nel 1966
Simone de Beauvoir tenne nel corso d’un suo viaggio in
Giappone. Beauvoir si chiedeva: «Se da vent’anni in Francia
le donne hanno pari diritti, perché i grandi nomi sono
sempre maschili?».
continua... |
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Usciamo dal silenzio
di
Controparola
Noi donne di
“Controparola” siamo nate come gruppo quindici anni fa con
un obiettivo: dire una parola a favore delle donne e contro
il disinteresse, la prepotenza, l’ottusità, la cecità della
cultura androcentrica, in sintesi, contro il maschilismo.
Ma proprio noi, professioniste della parola – siamo tutte
giornaliste e scrittrici – ci siamo sentite spesso
condannate all’afasia: tutto ciò che dicevamo rimaneva
inascoltato, non trovava cassa di risonanza.
Oggi vogliamo
approfittare dello spazio che nelle ultime settimane si è
aperto al dibattito su alcuni giornali. Abbiamo espresso e
oggi vogliamo continuare a esprimere il nostro sdegno, il
nostro disgusto, la nostra incredulità rispetto alla
volgarità e alla protervia di un presidente del consiglio
che tratta il corpo femminile come fosse una merce, che
induce i telegiornali a tacere o a mentire.
continua... |
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Quando si viaggia sul corpo
delle donne
di Simona Tagliaventi
Maschilismo, ma anche volgarità e cattivo gusto da una
parte. E tanta voglia di dire basta, dall’altra. La
compagnia di navigazione TTTLines, dopo aver proposto lo
scorso anno, per promuovere le sue navi, la foto di due seni
con il solo commento ‘’Vesuvio ed Etna… mai così vicini’’,
quest’anno ha deciso di puntare sui fondoschiena. Ed ecco
manifesti giganteschi campeggiare nelle città. Slogan,
“Abbiamo le poppe più famose d’Italia”. Lo sfondo, sederi
seminudi di alcune turiste che prendono un traghetto. E non
si accusino di femminismo o moralismo le donne che si
sentono offese da tali immagini. Questa e’ solo la punta di
un iceberg su cui ormai da anni si muove il mondo
pubblicitario e che mira a ridurre le donne a solo oggetto
di piacere maschile. Non c’è più nemmeno il gioco sottile
dell’erotismo. C’è solo la volgarità. Quella che offende,
che umilia, che non viene più nemmeno denunciata perché
ormai è dovunque. Un gruppo coraggioso di donne però qualche
giorno fa ha deciso di dire basta a chi ‘’ha usato ancora
una volta il corpo femminile”. Lo hanno fatto alla stazione
Termini, queste donne che sanno ancora scendere in piazza se
la loro dignità viene lesa. Uno striscione su tutti
recitava: “TTTLines viaggia sul corpo delle donne”. |
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Lettera
aperta a Veronica
di
Controparola
Cara Veronica,
una parlamentare del Pdl,
anche a nome delle sue colleghe, ti ha scritto una lettera
aperta invitandoti a “parlare” con tuo marito e
attribuendoti assurdamente la responsabilità del proliferare
delle veline in Italia. Come se non fosse invece proprio il
mercato maschile a dettare alle giovanissime le leggi dello
svestirsi e dell’atteggiarsi.
Forse questa parlamentare del Pdl ha sbagliato indirizzo.
Perché proprio tu, invece, hai denunciato quanto sono
offensive, per te ma anche per tutte le donne, queste
frequentazioni di minorenni da parte di un uomo che usa il
suo potere per attirare ragazze sprovvedute in allegre e
disinibite riunioni. . La corruzione non deve
necessariamente passare dal denaro o da promesse di lavoro.
È un male sottile, che si respira proprio nelle atmosfere di
eventi chiassosi e artificiali.
continua... |
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Ora dico:
solidarietà a Veronica
di Dacia Maraini
da Il Corriere della Sera
Cara Veronica,
questa lettera giace sul mio tavolo da settimane. Mi tratteneva il
riserbo di fronte a una persona riservata come lei. Ma quando ho letto che
si sente sola e abbandonata ho pensato che era giusto comunicarle
pubblicamente la mia solidarietà. Che le assicuro è la solidarietà di molti
italiani, sicuramente più di quanti lei sospetta. La mia è una solidarietà
impregnata di indignazione. Il linciaggio nei suoi riguardi, soprattutto dai
giornali vicini a suo marito, è feroce, rancoroso e punitivo. Vorrei
ricordare loro che la brutalità che usano, oltre a colpire lei, ferisce
tutte le donne.
continua... |
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Veronica, una figura nuova
nel paesaggio
della politica
di Luisa Muraro
da DeA - Donne e Altri
Lui Sulle pagine dell’Unità (11.5.09), che non è un giornale
qualsiasi, un tale di nome Francesco Piccolo, che non è un intervistato
qualsiasi né un giornalista sportivo ma il titolare di una rubrica fissa,
uno dunque supposto farci ragionare a fondo sulle cose che capitano, questo
tale sviluppa il seguente ragionamento. Premesso che sono faccende di cui
lui si occupa solo perché gli hanno detto che la politica c’entra, precisato
che le giustificazioni portate da Berlusconi non stanno in piedi, ecco la
questione: perché mai Veronica Lario si è rivolta ai giornali? E da dove
viene “la passione irrazionale per questa eroina”?
continua... |
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Veronica e le donne al tempo del Cavaliere
di NATALIA ASPESI
da La Repubblica
Lui un buon uomo addolorato, un marito ferito, un padre che, pur oberato dai
suoi impegni internazionali, passa le serate col figlio e spera solo in una
riconciliazione, in nome dell'amore e della famiglia: lei una povera donna
che è caduta in una trappola mediatica, una moglie che si è fatta plagiare,
una persona fragile, incapace di autonomia, forse addirittura disturbata,
per non dire matta.
continua... |
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E' UNA GUERRA CONTRO LE DONNE
Per combattere
gli stupri non servono la castrazione chimica e le ronde. Ma
processi rapidi, maggiori strumenti di difesa e più
informazione.
Colloquio con Alessandra Kustermann di Chiara
Valentini
Se c’è una persona che può
parlare con cognizione di causa dello stupro è Alessandra
Kustermann, una delle più famose ginecologhe italiane,
paladina della legge sull’aborto e responsabile del Centro
diagnosi prenatale e dei grandi prematuri al Policlinico
Mangiagalli. Dal ’96, quando era entrata in vigore la legge
che ha fatto della violenza sessuale un reato contro la
persona e non più contro la moralità pubblica Alessandra
Kustermann è la responsabile di quell’avamposto dei diritti
delle donne che è il Soccorso Violenza Sessuale dello stesso
ospedale.
continua... |
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Lo stupro? Un'arma di guerra
di Dacia
Maraini
Lo stupro è un’arma di guerra. Non lo dico io , l’ha
stabilito l’ONU. Ma allora uno si chiede: che ci sta a fare
un’arma di guerra in tempo di pace? La risposta evidente è
che dentro una pace pretesa esistono delle guerre
sotterranee che oppongono alcuni esponenti di un genere che
si ritiene minacciato nei suoi privilegi contro l’altro
sesso.
Lo stupratore è semplicemente il soldato inconsapevole che
esegue degli ordini. Gli ordini sono di tipo culturale e
vengono dall’alto, da chi, a volte senza neanche rendersene
conto o nascondendosi dietro giustificazioni generiche,
difende l’ordine costituito delle cose, la gerarchia
patriarcale dei valori. Come ha scritto San Paolo nelle sue
lettere: “Voglio che sappiate che a capo di ogni uomo c’è
Cristo e a capo di ogni donna c’è l’uomo e a capo di cristo
c’è Dio”. Una gerarchia ferrea che ancora accampa pretese e
che sta nel fondo della mentalità di molti.
continua... |
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Su Eluana
di Dacia
Maraini - da Il Corriere della Sera
“Salvare Eluana!” gridano i fondamentalisti della morale pubblica. Ma
salvare da cosa? da chi? evidentemente dalla morte e dal padre. La morte a
dire il vero, si è già preso quel corpo e ne ha lasciato solo la sua ombra.
Il padre, che amorevolmente l’ha curata per quasi vent’anni e ha assistito
alla trasformazione di un essere giovane e sano in un tronco prosciugato
senza volontà e senza autonomia, oggi chiede la fine dello strazio per amore
di quella figlia. Il padre conosce meglio di chiunque la pena di un
organismo ormai affidato completamente a mani altrui, incapace di deglutire,
di orinare, di comprendere e di sentire.
continua... |
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Beppino Englaro, eroe
solitario
di Chiara Valentini -
da Rosablog, l'Espresso
Postato il 10 Febbraio,
2009
Da quando il desolante
rumore mediatico è finito e mentre i politici che
l’hanno alimentato, da Berlusconi in giù, cercano con
poco successo di rovesciarlo a proprio vantaggio, nuove
figure occupano il nostro immaginario.Con Eluana che se
se n’è andata da un momento all’altro, quasi per
sfuggire all’accanimento legislativo che l’avrebbe
inchiodata chissà fino a quando alla sua non vita, il
protagonista di questa versione ipermoderna di una
tragedia greca diventa suo padre, Beppino Englaro.
continua... |
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Lo stupro è un omicidio
di
Maria Serena Palieri
Gentile presidente del Consiglio, ci sembra
necessario tornare sulla sua battuta. «Ci vorrebbero tanti soldati quante
sono le belle ragazze», perché, nella sua leggerezza, nasconde
un’ignoranza pesante una tonnellata. Primo: nel suo strizzare l’occhiolino
agli stupratori (li considera in fondo uomini incapaci di resistere al
fascino femminile), lei tradisce l’idea che ha di se stesso, in quanto
essere umano di sesso maschile. Un’idea animalesca, verrebbe
superficialmente da dire, non fosse che gli animali, lo stupro, non lo
praticano. Gli animali si accoppiano anche con aggressività, ma
rispondendo all’istinto riproduttivo. E già, ora bisogna spiegarle, signor
presidente del Consiglio, cos’è uno stupro. Lo stupro non è un’esperienza
che attiene alla sfera erotica né, appunto, a quella
biologico-riproduttiva.
continua... |
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Il triste
neologismo "femminicidio"
Nel 2007 le
donne uccise sono state 149, 37 in più dell'anno prima
di Dacia
Maraini
Femminicidio: una parola che sul vocabolario non c' è, come tante altre
parole nate di recente che indicano la divisione di genere. È vero che la
parola Uomo comprende anche la donna, ma scrivere «omicidio» quando l'
uccisione di un essere femminile per mano di un essere maschile si ripete
tanto spesso, è giusto? Ha senso trattare la violenza come anonima e
astratta, prescindendo dai generi? Le statistiche ci dicono che non è lo
stesso visto che ogni due giorni muore una donna per mano di una uomo, che
spesso è anche suo marito o suo compagno di vita.
continua... |
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Ma l'Italia
resta a guardare
VIOLENZA SULLE DONNE
Solo nel 2006 le vittime sono state 112 . Come la Spagna ha affrontato il
drammatico problema
di Maria
Serena Palieri - da l'Unità, 1
ottobre 2007
Il Settanta e centododici. Tenete a mente queste due cifre. La prima,
settanta, è il numero di donne uccise in un anno in Spagna per quei motivi
che tradizionalmente si chiamano «passionali»: è la cifra che lì ha fatto
scattare l’allarme rosso e che, nel 2005, ha ispirato l’adozione di misure
ad hoc, la più importante i «tribunali di genere», corti specializzate nei
reati che maturano in quel territorio specialissimo che sono i rapporti tra
i due sessi. La seconda, centododici, è quella delle donne che, nel 2006, in
Italia, sono state vittime di un «amore criminale», come diceva il titolo di
una bella trasmissione di Raitre: donne uccise, cioè, da un uomo cui erano
affettivamente legate, marito, fidanzato, ragazzo, compagno, amante, oppure
da un uomo che aspirava a essere tale, ma a cui loro, le vittime, avevano
detto «no».
continua... |
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Simone de
Beauvoir: celebrarla o liquidarla? Ecco il suo posto nel pensiero femminile
Il Saggiatore ripubblica
il suo «manifesto». Rileggerlo significa capire il filo rosso che lo lega
alla querelle
di Maria Serena Palieri
Prendiamo le
pagine dei giornali italiani di questi giorni e seguiamone due temi: la
fragorosa campagna contro la legge 194 sull'interruzione volontaria di
gravidanza, nelle pagine della politica, è il primo, l'affacciarsi del
centenario della nascita di Simone de Beauvoir - venuta al mondo il 9
gennaio 1908 - nelle pagine culturali, è il secondo. C'è un nesso?
Naturalmente sì. Anche se, fin qui, nessuno l'ha evidenziato e, abbiamo il
sospetto, nessuno lo farà nei prossimi giorni.
Il nesso è questo: Simone de Beauvoir è stata la donna che in anni
lontanissimi, nel 1949, ha pubblicato in Francia un'opera, Il secondo sesso,
uno dei cui architravi teorici era il rifiuto della maternità come destino
biologico della donna.
continua... |
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CONTROPAROLA
ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE DEL 24 NOVEMBRE CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE
SULLE DONNE
I dati del
rapporto ONU sulla violenza alle donne hanno solo inesorabilmente fissato su
carta le cifre di quello che è una realtà sempre più drammatica ormai sotto
gli occhi di tutti.
E si tratta di cifre in vertiginosa progressione. Oltre ai numeri emerge un
altro importante elemento: la figura del “carnefice”. Il violento, nella
grande maggioranza dei casi, non è più identificabile con l’emarginato o il
deviato psichico, ma invece con l’uomo comune, l’amico, l’innamorato, il
partner, il vicino di casa.
È questo un sintomo di malessere profondo, in una società dove i rapporti
tra i sessi stanno diventando sempre più conflittuali aldilà delle
distinzioni di religione, cultura o ceto sociale.
L’aggressione comincia dal linguaggio dei media, dall’uso intollerabile del
corpo femminile da parte della Tv, dalle donne ammiccanti o aggressive
(l’altro lato della medaglia) della pubblicità: a testimonianza di una
cultura maschilista che continua a vedere la donna come oggetto di consumo
sessuale o come pericolo.
Passano gli anni ma ancor oggi chi è vittima di una violenza molte volte
viene colpevolizzata, descritta come persona fragile o compiacente, in una
visione spesso ipocrita del genere femminile.
È urgente dunque una nuova legge sulla violenza sessuale, che però fatica a
decollare per le opposizioni su singoli aspetti che arrivano da varie parti.
È urgente migliorare alcuni passaggi di questa legge, come suggerisce la
rete delle giuriste, e approvare al più presto le norme sulla violenza
persecutoria, lo stalking, che potrebbero evitare femminicidi atroci.
Ma non meno urgente è una vera e propria rivoluzione nella mentalità e nelle
pratiche sociali, a cominciare dalla scuola. La cultura della parità dei
sessi deve essere veicolata fin dalla prima infanzia, in famiglia e
nell’insegnamento scolastico. Solo così si potrà dare giusta forma al
linguaggio pubblico e privato, moderare la misoginia mediatica e creare i
presupposti per una vera inclusione sociale delle donne e per il pieno
rispetto della loro dignità. |
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Giù le mani
dalle donne
di Chiara Valentini
Sono giovani. E sparse in tutta Italia. Si
sono mobilitate via Internet per scendere in piazza a Roma e dire basta alla
violenza. In particolare a quella dei mariti, dei compagni e degli ex perché
“quasi sempre le donne conoscono bene le facce degli uomini che le stuprano,
le umiliano, le massacrano”.
Anche questa volta tutto è cominciato con una mail. Come per la
manifestazione che l’anno scorso aveva portato in strada a Milano
duecentomila donne in difesa delle legge sull’aborto, anche adesso l’effetto
valanga della comunicazione via internet è stato velocissimo. Con una sola
differenza. A preparare il corteo del 24 novembre a Roma contro la violenza
è scesa in campo una generazioni di giovani e giovanissime, spinte verso la
politica al femminile dalla scoperta di quali dimensioni abbia appunto la
violenza contro le donne e quanto sia pericoloso il futuro che le aspetta.
Sono senza dubbio impressionanti le cifre che da poco più di un anno
circolano anche in Italia e passano di bocca in bocca, di collettivo in
collettivo, animando riunioni e assemblee. «Come si può continuare ad
accettare che ogni anno almeno 130 donne siano assassinate nel nostro paese,
nell’80 per cento dei casi da mariti, compagni ed ex? Che la valanga di
violenze e minacce che ricevono in casa vengano denunciate solo in misura
minima, anche perchè poche sanno che si tratta di reato?», si accalora
Monica Pepe, l’autrice della mail di chiamata.
continua... |
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Il Novecento
d'oro di Doris Lessing
di Maria
Serena Palieri - da l'Unità, 12
ottobre 2007
«Nobelizzabile»: ecco l’aggettivo che
un’agenzia di stampa, nel dare l’annuncio della decisione presa a Stoccolma,
conia per Doris Lessing. Sì, era «nobelizzabile» da un pezzo, l’autrice del
Taccuino d’oro, il romanzo che, nell’ormai remoto 1962, con la sua materia -
la vicenda interiore d’una donna in crisi - e con la sua narrazione a pelo
d’acqua, su nella luce del mondo reale, giù nelle oscurità dell’inconscio,
eros compreso, cadde come un portentoso oggetto non identificato sulla scena
inglese. Ma autrice anche, nell’arco degli ultimi cinquantasette anni, dal
romanzo d’esordio L’erba canta (1950), di un’altra cinquantina di opere,
romanzi per lo più, e anche molti racconti e alcuni saggi.
continua... |
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Ma l'Italia
resta a guardare
VIOLENZA SULLE DONNE
Solo nel 2006 le vittime sono state 112 . Come la Spagna ha affrontato il
drammatico problema
di Maria Serena Palieri - da l'Unità, 1
ottobre 2007
Il Settanta e centododici. Tenete a mente queste due cifre. La prima,
settanta, è il numero di donne uccise in un anno in Spagna per quei motivi
che tradizionalmente si chiamano «passionali»: è la cifra che lì ha fatto
scattare l’allarme rosso e che, nel 2005, ha ispirato l’adozione di misure
ad hoc, la più importante i «tribunali di genere», corti specializzate nei
reati che maturano in quel territorio specialissimo che sono i rapporti tra
i due sessi. La seconda, centododici, è quella delle donne che, nel 2006, in
Italia, sono state vittime di un «amore criminale», come diceva il titolo di
una bella trasmissione di Raitre: donne uccise, cioè, da un uomo cui erano
affettivamente legate, marito, fidanzato, ragazzo, compagno, amante, oppure
da un uomo che aspirava a essere tale, ma a cui loro, le vittime, avevano
detto «no».
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Sul delitto
nella metropolitana di Roma
di Dacia Maraini
- da Il Corriere della Sera
A proposito del
delitto nella metropolitana di Roma, ho letto tanti articoli che deprecano
la crescente pericolosità della vita nelle grandi città, la crescita della
violenza fra i giovani, l’insicurezza urbana, i rischi dell’immigrazione,
l’aumento della prostituzione minorile. Ma non ho letto niente che riguardi
la giovane madre prostituta rumena che da qualche mese viveva in una
pensione di Tivoli. E niente sulla sua compagna ancora più giovane. Come
sono arrivate in Italia, quando, perché?
È orribile, s’intende, il gesto di una ragazza che in una lite impugna
l’ombrello come una lancia e trapassa l’orbita di una coetanea con cui ha
avuto un diverbio. Che la responsabile sia da punire severamente, nessuno lo
mette in dubbio. A questo penseranno i giudici. Ma mi sarebbe piaciuto che
in una occasione così drammatica, si facesse un quadro un poco meno retorico
della situazione: perché le minorenni di un paese che è appena entrato nella
Comunità europea, vengono in Italia a prostituirsi?
continua... |
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La laicità è
donna
di
Maria Serena Palieri
- da l'Unità
«Forza Anna», «Forza Rosy», «Forza Rosa»: le
ovazioni che i congressi di Ds e Dl hanno riservato sabato ad Anna
Finocchiaro e Rosy Bindi e, più a sorpresa, ieri mattina, anche a una
professionista di antica navigazione, che ha cominciato il suo cammino nella
Dc di Gava, cioè Rosa Russo Iervolino, aprono una prospettiva inaspettata. È
possibile che la nascita del Pd comporti uno scenario per cui l'aggettivo
«nuovo» non venga usato come uno slogan o una giaculatoria. Lo scenario
nuovo è questo: che, alla leadership, siano candidate una o più donne.
Un partito con una leader, anziché un leader, sarebbe, di per sé, una novità
assoluta nella nostra politica: fatta eccezione per la reggenza di
transizione esercitata da Rosa Iervolino nel Partito Popolare, a seguito
dell'abdicazione improvvisa di Mino Martinazzoli, fatto salvo per quell'eccezione
in sé sempre costituita dal Partito Radicale (dove le pur energiche
segreterie di una Adele Faccio o una Emma Bonino si sono esercitate, però,
sotto l'icona sempiterna del gran padre Pannella), questo, in Italia, non è
successo mai.
continua... |
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Il
separatismo in libreria
di Maria Serena Palieri
- da l'Unità
Si chiama
Donne in viaggio la raccolta di voci femminili dal Canada con la quale
l'editrice fiorentina Le Lettere ci fa conoscere tre narratrici, Mavis
Gallant, Janice Kulyk Keefer e Jane Urquhart, in versione short stories. La
novella è una cifra forte della narrativa canadese: è nata a Wingham,
nell'Ontario, Alice Munro, la scrittrice di short stories che è tra i
maggiori talenti letterari oggi su piazza nel pianeta. Questi racconti editi
da Le Lettere, nati metaforicamente all'ombra della grande Munro, non
tradiscono le aspettative. Ma ci portano a ragionare su una questione: la
raccolta di «voci femminili» è, da alcuni decenni, un genere a sé
nell'editoria, fiorito negli anni del femminismo; oggi quali sono la sua
finalità e il suo spazio?
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Sorpresa al Quirinale
di Maria
Serena Palieri - da l'Unità
Una cerimonia della Presidenza della
Repubblica per l'8 marzo può rivelarsi una sorpresa, anziché un obbligatorio
appuntamento istituzionale, un doveroso sventolar di mimose? Ieri, nel
Salone dei Corazzieri del Quirinale - splendido monumento all'horror vacui,
tra ori, stemmi, altorilievi, arazzi, affreschi - eccola la sorpresa: per
noi in Italia è ancora remota l'ora di una Michelle Bachelet, di una Hillary
o una Ségolène for president, però non disperiamoci, la lunga marcia del
nostro femminismo qualcosa, anche se di più imprevisto, ha prodotto, un
presidente della Repubblica, il così pacato Giorgio Napolitano che mostra di
averne digerito e fatta propria la cultura. E, com'è spesso, la cartina di
tornasole non è tanto nell'insieme, ma nei dettagli.
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L'alternativa all'aborto? Prevenzione
seria, senza macabri simbolismi
di Dacia Maraini
“In Lombardia d'ora in poi i feti sotto i 5
mesi di gestazione avranno diritto a una sepoltura a carico della famiglia
o, se questa non se ne occupa, della struttura sanitaria dove è avvenuta
l'interruzione volontaria di gravidanza. Previsto anche per i genitori che
ne fanno richiesta, di celebrare un funerale.”
Tutto questo è molto lodevole. Immagino che presto saranno proposti funerali
per gli embrioni e perché no, per gli spermatozoi o per gli ovuli fecondati
ma non andati a termine.
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Il miracoloso volo del calabrone
Ancora una conferma sui risultati delle “quote rosa”
di Lia Levi
Il calabrone, lo sanno tutti,
è una specie di miracolo vivente.
Per la sua conformazione sproporzionata – corpo pesante e ali troppo corte –
non dovrebbe essere in grado di volare. E invece, ecco che spiega le su
alette e prende il volo.
E parliamo di quote rosa. Se si parte dal “rigore logico” di un
ragionamento, le quote rosa non passano per intero l’esame.
L’idea vaga di una sorta di specie protetta ha creato negli anni una
opposizione anche fra molte delle donne stesse.
Però è come il calabrone. Bando alle argomentazioni astratte: là dove le
quote sono state applicate, davvero funzionano, eccome.
Il nodo è tutto qui.
Una ulteriore conferma è arrivata in questi giorni da Oslo.
Nelle pagine dell’economia su “Repubblica” del 2 gennaio, già il titolo
suona “Risultati sorprendenti delle quote”.
Nel testo si racconta come abbia funzionato in pieno la legge dell’inizio
2006 che in Norvegia rende obbligatoria la presenza del 40% di donne nel CDA
delle imprese.
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Dal mondo
delle donne |
Un mondo maschilista e violento
Lo dice l'Onu
Cifre impressionanti che valgono
più di mille parole. Ecco i numeri della violenza sulle donne in un rapporto
delle Nazioni Unite. Pubblichiamo un recente articolo sull'argomento
25 novembre,
Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne
di
Laura Eduati - da
Liberazione
Sapete che cos'è il date rape?
E' lo stupro (o le botte) su appuntamento. Li subisce il 40% delle ragazze
americane tra i 14 e i 17 anni: escono per una serata romantica con il
boyfriend, che poi le costringe ad un rapporto sessuale oppure le picchia.
Altro caso: il 35% delle francesi denuncia violenze psicologiche da parte
del compagno sentimentale. Ancora: ogni anno nel mondo 5.000 donne vengono
ammazzate per "salvare l'onore", circa 3.000solo in Pakistan.
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Ségolène e le Altre
di Maria Serena Palieri
Il 23 aprile prossimo, dopo più di due secoli
di storia repubblicana, la «Marianna» non sarà più solo un simbolo usato su
franchi ed euro dall'Hotel des Monnaies: la Francia avrà una Marianne in
carne e ossa a rappresentarla all'Eliseo, Ségolène Royal.
La Francia, insomma, finalmente pagherà il debito contratto con quella
figura femminile in cappello frigio mandata per duecento anni a
rappresentare la «madre patria» con i suoi valori illuminati: scoprirà che
in quell'utilizzo, fino allora, c'era stato un po' di ipocrisia e che due
dei valori del suo trio, libertà e uguaglianza, solo ora sono un po' più
rispettati. Questo se il ciclo planetario proseguirà nel suo classico corso
e, travolti tra le due sponde dell'Oceano uno, due, tre governi di destra,
abbatterà come un birillo anche il candidato della destra francese.
continua... |
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L'internazionale maschilista
guidata dai Grandi del pianeta
di
Lia Levi
Il
fatto. Il Presidente dello Stato d’Israele,
Moshé Katsav, accusato di violenza sessuale, quasi sicuramente finirà sotto
processo,. La giustizia israeliana si sta muovendo in questo senso.
Un commento estemporaneo. Il Presidente russo Putin, a commento della
vicenda, tira fuori, a microfoni che credeva spenti, una battutaccia con cui
esprime un apprezzamento da lui considerato spiritoso per le gesta del
collega. Un uomo così potente – dice – da riuscire a “farsi” dieci donne, ci
fa sentire tutti invidiosi.
Un altro fatto. L’ex Premier del
governo spagnolo Aznar, di fronte a una domanda politicamente da lui
ritenuta provocatoria di una giornalista, non risponde e preferisce renderle
la penna con cui aveva firmato un libro, infilandogliela nella scollatura.
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Anna,
giornalista in missione di civiltà
di Chiara Valentini
La storia di Anna Politkoskaja
è prima di tutto la storia di una giornalista che considerava questo
mestiere, troppo spesso maltrattato dagli opportunisti, dai voltagabbana o
dai malati di protagonismo, come una missione civile. Una sua frase semplice
semplice aveva colpito Adriano Sofri,“ Voglio fare qualcosa per gli altri
usando il giornalismo”. E lei aveva cominciato a farlo in modo tutto
speciale, quando aveva incontrato il dramma della Cecenia, con la sua
violenza e le sue contraddizioni. Come altre e altri che si trovano a
condividere la quotidianità di paesi esposti al tiro incrociato di un
esercito invasore e di un terrorismo feroce, aveva scelto di stare con i più
deboli, con le donne e i bambini di Grozny e con i civili perseguitati e
torturati a cui dava voce. Ma Anna aveva anche avuto il coraggio di mirare
al massimo livello del Kremlino, al sempre più autoritario Vladimir Putin,
inchiodato in un pamphlet molto venduto all’estero ma proibito in patria,
una spina nel fianco per il potere russo.
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Anna
e le altre
La lunga lista dei reporter
assassinati
di
Elena Doni
Sono totalmente d'accordo nell'unire le nostre
voci alle tante che nel mondo si stanno levando per deprecare quest'indecente
delitto.
Anna Politkovskaia era molto brava e coraggiosa fino all'eroismo, visto che
sapeva benissimo i rischi che correva. Ed era anche attenta al maggior
dolore che sempre le donne patiscono quando vivono in situazioni critiche.
Anna, come tante altre giornaliste i cui nomi non sono altrettanto noti,
hanno dimostrato che il coraggio, l'intraprendenza, la serietà professionale
e l'impegno civile sono qualità anche femminili. Il sito di Reporters sans
Frontières aggiorna ogni giorno la tragica contabilità del giornalismo. Nei
primi nove mesi del 2006 sono stati uccisi 56 giornalisti e 17 loro
collaboratori, sono stati imprigionati 129 giornalisti e 59 ciberdissidenti.
Tra i nomi che scorrono sullo schermo molti sono quelli femminili. Questa
settimana RSF invita a firmare per la liberazione di due giornalisti
(maschi) imprigionati nel Turkmenistan e per una mobilitazione che permetta
di scoprire gli assassini di Ogousapar Mouradova, una giornalista morta
nelle carceri turkmene. Onore dunque a questa per noi ignota Ogousapar che
come Anna Politkovskaia credeva che la difesa della verità e della libertà
siano valori sui quali non si può, non si deve transigere. | |
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Norvegia, reinventiamo l'uguaglianza tra i sessi
Anche nel mitico paese
di Go Brutland la parità è in affanno. Ma il governo rosso verde propone le
quote al rovescio: donne nei board delle grandi aziende, assistenti maschi
negli asili nido
di
Chiara Valentini
A dar retta alle nude
cifre, oltre che alle vecchie suggestioni sul nord Europa, si direbbe che
siamo arrivati nell’Eden dell’uguaguaglianza fra i sessi. O se preferite,
come informano le statistiche dell’Unesco, nel secondo paese al mondo,
dopo la remota Islanda e prima della più conosciuta Svezia, nel garantire
diritti e opportunità pari al genere femminile altrove sempre più
maltrattato.
continua... |
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Coraggio
esibito ma vero
di
Lia Levi
Montanelli ha scritto: "Se si dice che uno ha carattere significa che ha
cattivo carattere".
Oriana aveva a dismisura "carattere" e "cattivo carattere". Aveva forza,
determinazione e un coraggio esibito e vociante ma reale, e la capacità di
fare delle proprie convinzioni una bandiera e una battaglia in cui non ci si
poteva mai arrendere.
continua... All'interno anche:
Claudia Galimberti, Maria Serena Palieri,
Cristiana di San Marzano,
Carla Ravaioli, Elena Doni |
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Una trasmissione ignobile e qualche interrogativo
di
Lia Levi
C’è qualcosa di particolarmente ignobile nella
trasmissione televisiva “La pupa e il secchione” che va in onda nel tardo
pomeriggio tutti i giorni feriali su Italia 1 (con una appendice nella
nottata della domenica).
La peculiare “ignobiltà” di questo format risiede in una presunta par
condicio dello sberleffo. “Noi”, più o meno ci fanno capire gli
ideatori, “mettiamo a confronto ragazze bellissime e assolutamente votate al
non sapere nulla di nulla? Ma sì, guardate un po’ chi c’è dall’altra parte!
Uomini che sono sì genietti, ma brutti, goffi e del tutto ridicoli”.
continua... |
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Madrid, modella Zapatero
di
Maria Serena Palieri
Nel giornalismo si dice che la buona notizia
non fa notizia: non c'è gusto, insomma, a raccontare (e a leggere) che i
temporali di ieri non hanno provocato frane, in Iraq sono passate
ventiquattr'ore senza morti, nessuna autorità religiosa ha lanciato
invettive contro le altre fedi. Eccola, invece, una buona notizia che fa
notizia: che dice, cioè, qualcosa di nuovo che ci rallegra, in primis, ma,
poi, ci stimola anche a ragionare. La notizia è questa: oggi a Madrid
comincia la quarantaquattresima edizione della «Pasarela Cibeles», insegna
dei défilé spagnoli d'alta moda, e in passerella non sfileranno le top model
troppo magre.
continua... |
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Lesbica, cioè donna: stuprata perché omosessuale
di
Maria Serena Palieri
Partiamo dallo stupro al suo grado zero: un
uomo stupra una donna. Senza, per ora, aggiungere se lui è bianco o nero, se
lei è eterosessuale o lesbica, né l’aggravante del branco. Negli anni
Ottanta, quando le battaglie civili degli anni Settanta ancora rilasciavano
i loro effetti culturali a medio-lungo termine, dei ricercatori maschi,
negli Usa ma anche in Italia, provarono per la prima volta interesse per
quel mondo femminile in ombra, le vittime di stupro.
continua... |
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E l'imam
aiutò Mukhtar a denunciare i suoi stupratori
di Elena Doni
I delitti d'onore - che in urdu si chiamano «karo
kari» - sono frequenti in Pakistan e legati a un concetto di «onore» molto
ampio e ad un'estensione parentale vastissima. Ben più tragici quindi di
quel delitto d'onore che l'Italia abrogò solo nel 1980 su proposta della
senatrice della sinistra indipendente Carla Ravaioli e sull'onda del film
Divorzio all'italiana che aveva ridicolizzato l'Italia nel mondo
occidentale. E in Pakistan (o per l'esattezza, in quella parte di Pakistan
agreste e arcaico, dominato dalle leggi tribali) non fa meraviglia che anche
le madri siano consenzienti, o incapaci di opporsi come forse è avvenuto nel
caso di Hina, all'uccisione di una figlia «disonorata».
continua... |
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Stupro: quando è etnico un crimine di guerra
di Giuliana Sgrena
Media e
polemiche La violenza sessuale non ha il colore della pelle dello
stupratore, a meno che non serva, in guerra, a realizzare una pulizia
etnica. Non basta condannare lo sgozzamento di Hina, dobbiamo impegnarci
perché non si ripeta e per garantire a tutte le donne che vivono in Italia i
nostri stessi diritti, che sono universali. Che fare? Innanzitutto evitare
il loro isolamento. Perché proprio nel momento in cui tutta la stampa è
impegnata nella condanna - che condivido assolutamente - dell'uso di termini
storici come nazismo per definire i crimini commessi da Israele in Libano e
Palestina, nessuno si sconvolge se si definisce uno stupro - orrendo come
tutti gli stupri - «etnico» solo perché il colpevole (ha parzialmente
ammesso) è un algerino?
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La
ragazza pakistana e l'abitudine globale
di perseguitare le donne
di
Dacia Maraini
Chi fa attenzione a ciò che
succede in giro per il mondo sa che l’uccisione di donne anche giovanissime
che disobbediscono alle tradizioni è una pratica diffusa. Sono azioni
estreme che esprimono paura del cambiamento, da qualsiasi parte giunga. E
sono sempre le donne che minacciano nel profondo l’immobilità gerarchica e
l’intolleranza religiosa. Per questo sono ritenute pericolose. Famoso il
caso, denunciato anche da Amnesty international, di una giovanissima
contadina mediorientale che racconta come i genitori abbiano fatto uccidere
due figlie per fatti d’onore.
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Pacs
all'italiana
di
Chiara Valentini
In tutta Italia sono circa una cinquantina,
anche se il numero esatto non lo sa neanche l’Arcigay, il più attento a
monitorare città e paesi che scelgono la “via comunale ai Pacs”. Il fatto è
che l’apertura dei registri dove le coppie di fatto, non importa se etero o
omosessuali, dichiarano la loro convivenza, oggi sta conoscendo una nuova
stagione di successo.
continua...
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Dal mondo
delle donne |
Più donne nei Cda delle
società
del Campidoglio
Il
sindaco ribadisce gli impegni presi l’8 marzo scorso. Restano fuori dal
Campidoglio le mele della manifestazione di Emily
di
Adele Cambria
«Questa è la giunta più rosa d’Italia, e
tuttavia le donne in consiglio comunale sono decisamente troppo poche, e
questo è un motivo in più per me per impegnarmi in una strategia di valorizzazione che avrà tra i suoi punti più evidenti la presenza del 50% di donne
nei consigli d’amministrazione delle aziende del “Gruppo Comune di Roma”».
Così Walter Veltroni ieri nella seduta inaugurale del nuovo Consiglio
comunale nell’aula Giulio Cesare in Campidoglio.
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ROMA: PER UNA
MAGGIORE PRESENZA DELLE DONNE
NEGLI ORGANISMI DI GESTIONE DELLA CITTÀ
Il nostro appello al sindaco Walter Veltroni
Il gruppo Controparola (giornaliste e scrittrici impegnate dal 1992 nella
difesa dei diritti della donna), denunciando l’estremo ritardo della
politica italiana nel dare spazio in modo significativo alla presenza delle
donne in Parlamento e negli organismi locali, ha sempre ritenuto
estremamente importante che Roma mandi un segnale forte di controtendenza.
continua... |
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Mamme-nonne,
un diritto negato o uno strappo alla natura?
di
Cristiana di San Marzano
Marilyn McReavy Nolen aveva 55 anni quando
sono nati i suoi gemelli, Travis e Ryan, che ora ne hanno sei. La foto del
quadretto familiare è impietosa: due magnifici bambini in braccio a una
signora bionda, occhi e labbra circondati da una ragnatela di rughe, mani
secche e coperte di macchie. Una nonna! Marilyn, che si è sempre guadagnata
da vivere allenando squadre di pallavolo (era nella squadra olimpica USA nel
lontano 1968), ha conosciuto il marito, più giovane di sette anni, quando
aveva già superato i quaranta. Dopo un lungo calvario di tentativi di
fecondazione artificiale è rimasta incinta quando già era in menopausa,
grazie all’impianto di uova fecondate donate da una donna più giovane.
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Di corsa in
cabina!
di
Chiara Valentini
A un anno esatto dalla guerra dell'embrione siamo chiamati un'altra volta
alle urne per un referendum se possibile ancora più complicato e difficile
da comunicare, ma che potrebbe avere esiti disastrosi sulle nostre vite:
come vari volonterosi stavano cercando di spiegare prima che tutti quanti
fossimo sopraffatti dall'ondata irresistibile delle intercettazioni
principesco-televisive.
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Sul
referendum
di
Dacia Maraini
Si parla poco del prossimo Referendum: lo ignora la televisione, pasto
quotidiano degli italiani, ne accennano appena i giornali. Ma per i
distratti e gli svogliati vorrei riepilogare con parole semplici e chiare i
fatti: la Costituzione italiana è nata nel 1946-47 ed è stata elaborata da
ben 556 rappresentanti di tutte le matrici culturali, religiose e politiche
italiane. Fra loro ricordiamo: Croce, Einaudi, De Gasperi, Amendola,
Andreotti, Di Vittorio, Nenni, Fanfani,Saragat, Scalfaro, Silone, Taviani,
Terracini, Togliatti, Valiani, Zaccagnini. La Costituzione è entrata in
vigore nel 1948 ed esprime la voce limpida e pulita, idealista senza
settarismo della migliore Italia del dopoguerra. Una buona Costituzione
scritta in un bell’italiano nitido e cristallino,privo di quei bizantinismi
che spesso appesantiscono la prosa politica.
continua... |
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Se lo
capisce anche una donna
di Lia Levi
“Questo lo capirebbe anche un bambino!” è una interlocuzione abbastanza
abituale entrata nel lessico chissà da quanto.
Ma un omologo “questo lo capirebbe anche mia moglie” potrebbe suonare un po’
stonato, specie se pronunciato oggi e magari in sede politica.
Ho detto “potrebbe”, e invece è proprio successo.
E’ successo il 15 giugno, come ci riferisce “Repubblica” nel suo pezzo “La
crisi spaventa i sindacati”.
continua... |
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Referendum,
votare no: le ragioni delle donne
Comunicazione di Carla Ravaioli al convegno organizzato dall'Associazione
ROSSO-VERDE sul tema "Votare NO"
A quanto è stato detto finora in proposito vorrei aggiungere qualche parola
su un aspetto particolare della materia, che non mi pare sia stato trattato.
Aspetto particolare ma non secondario, in quanto riguarda le donne, che –
come noto, anche se raramente considerato – non costituiscono un gruppo
minoritairo, ma sono più della metà del popolo italiano,:qualcosa cioè di
cui tener conto anche solo per .brutale calcolo elettorale.
continua.... |
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Questa è la lettera che
avevamo scritto al sindaco di Roma Walter Veltroni contestualmente al nostro
appello a Romano Prodi, per chiedere un'adeguata
rappresentanza femminile.
La pubblichiamo in occasione
della riconferma di Veltroni al Campidoglio
Lettera
a Walter Veltroni
Caro Sindaco,
noi giornaliste e scrittrici di "Controparola"
abbiamo molto apprezzato le sue dichiarazioni all'indomani della nascita di
un governo
che ha fortemente deluso le aspettative di quante speravano in un reale
riequilibrio della rappresentanza tra i sessi.
continua... |
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Per una democrazia vera
Sei ministre, nemmeno il venticinque
per cento del nuovo governo, e quattro di esse senza portafoglio.
Quattordici sottosegretarie nel plotone dei settantré. In più,
l’assegnazione delle competenze è stata effettuata secondo un’idea classica,
o se vogliamo arcaica, di ciò che viene considerato“femminile”, dalla
“famiglia” ai “giovani”.
continua... |
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Dal mondo
delle donne |
Si doveva fare di più
di
Katia Zanotti e Marisa Nicchi
da
Aprileonline
Si è persa un’occasione, si è
decisamente persa un’occasione ieri, giornata di presentazione e giuramento
del nuovo Governo dell’Unione, per dare un segnale politico forte, di
innovazione vera e sostanziale, concretamente praticata, di discontinuità,
che qui e ora, nella politica italiana, si può esprimere innanzitutto e
soprattutto attraverso una modificazione della rappresentanza dei sessi
nella partecipazione al potere politico.
continua... |
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Le donne sulle donne
di Lia LeviVorrei prendere lo spunto da un episodio capitato in
Francia, non certo per discutere la politica francese (non è questa
l’occasione), ma solo per affrontare un problema generale che potrebbe
magari un giorno proporsi anche a noi.
Che le donne si mobilitino per sostenere una donna va da sé, ma vale anche
il contrario? Mobilitarsi “contro” è una cosa giusta?
I fatti sono andati così e cercherò di riassumerli il più brevemente
possibile, anche perché li avrete già letti.
continua... |
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Dal mondo
delle donne |
Donne, due passi avanti e uno indietro
Violenza. Con la stanchezza di chi deve sempre ricominciare lo stesso
discorso, l'universo femminile continua a chiedere ''giustizia''
di
Francesca Koch - Casa Internazionale
delle donne, Roma
da
Aprileonline
Come se non fosse già abbastanza orribile il
susseguirsi di omicidi nelle ultime settimane e negli ultimi mesi, come se
non avessimo già gridato che la violenza sessista è crimine politico, in
pace e in guerra (giacché fondamento originario della convivenza e della
politica sono proprio le relazioni tra i sessi) ora la Corte d’Appello di
Cagliari aggiunge al perpetuarsi di violenze anche l’oltraggio di una
riconsiderazione della loro gravità: se compiute dal coniuge vengono derubricate
a molestie e a fatti “di lieve entità”.
continua... |
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Donne alle leve del potere
di
Dacia MarainiIn questi giorni
abbiamo scoperto che le donne italiane hanno un primato: sono quelle che
dedicano più tempo alla pulizia della casa. Certo un bel primato: brave
casalinghe e brave massaie passano un’ora più delle altre europee a
lustrare, spolverare, lavare e sciacquare. Sarebbe interessante indagarne le
ragioni storiche.
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Tailleur rosso trionferà
"Verso le senatrici sarò parziale. Voglio renderle visibili. Le farò
intervenire in aula. E saranno loro ad andare in Tv".
La capogruppo
dell'Ulivo racconta i suoi progetti per il Senato
di
Chiara ValentiniEra bastato
il suo nome, nei giorni scorsi, a ricondurre all’ovile i senatori
diessini in rivolta alla notizia di capogruppi maschi non graditi. «Se
arriva Anna non ci sono problemi», aveva mormorato Giorgio Napolitano,
esprimendo il sollievo generale. La capacità di mettere d’accordo tutti e di
uscire brillantemente dalle situazioni più difficili è quasi un dono innato
per Anna Finocchiaro, 51 anni portati splendidamente, ex ragazza della buona
borghesia catanese passata nel lontano ‘87 dalla magistratura alla politica.
continua... |
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Lettera a Romano Prodi Caro
professor Prodi,
dopo averla votata e dopo aver constatato con preoccupazione e ansia la poca
voglia di Berlusconi di farsi da parte secondo le normali procedure
democratiche, tiriamo un primo respiro di sollievo. Anche se fra mille
difficoltà, sembra che ci si stia muovendo verso la formazione del nuovo
assetto politico e istituzionale.
continua... |
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Auguri a Vladimir Luxuria!
Vladimir (Guadagno) Luxuria, eletta alla Camera dei Deputati
con Rifondazione comunista, è la prima parlamentare transgender in Europa.
Commentando gli exit poll, il 10 aprile, ha detto: "Sono contenta che dopo
tante volte che Berlusconi ha detto ai suoi 'volete Luxuria in Parlamento' e
i suoi come scolaretti hanno detto 'no', ora Berlusconi ha chiesto
all'Italia se vuole che sia capo del governo e gli italiani hanno detto di
no". |
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I nostri commenti alle parole di Berlusconi e Prodi durante il faccia a
faccia televisivo
Dacia Maraini
Credo che ormai siamo tutti convinti che senza regole severe, il nostro
paese non funziona. Non c’è buona volontà che tenga. Sono le regole che
costringono una classe politica anarcoide e prepotente come la nostra a
tenere conto di ciò che la razionalità propone e la giustizia impone. Sto
parlando delle quote rosa. Affrontiamo tutti i rischi che le quote
comportano. Saremo sempre in tempo a tornare indietro. Ma dobbiamo pure
andare avanti. Qui c’è la stagnazione più assoluta. Persino paesi ritenuti
sottosviluppati come il Marocco e la Tunisia hanno nei loro parlamenti più
rappresentanti femminili che nel parlamento italiano. Usiamo le regole non
come un ricatto ma come una necessità. Non credo sia un caso che i politici,
quasi tutti, sebbene si riempiano la bocca di uguaglianza e pari
opportunità, poi al momento opportuno siano incapaci di fare posto alle
donne dovunque c’è da rappresentare la comunità, la popolazione, il paese.
Elena Doni
Berlusconi, che ride troppo spesso, non ha riso quando ha
raccontato la barzelletta delle donne che non vogliono entrare in Parlamento
per non stare lontane dal marito cinque giorni alla settimana. Prodi, che
per fortuna è una persona seria, ci ha raccontato una storia a metà: ha
detto che lui era contrario alle quote rosa ma poi ha capito che erano
necessarie, tant'è che le ha rese obbligatorie al 30% quando era Presidente
della Commissione Europea. Ma non ci ha detto cosa farà quando sarà -
speriamo - a capo del prossimo governo.
Nadia Pizzuti
Entrambi i contendenti penosi sulle donne. Per Berlusconi
noi saremmo una "categoria" (parola sua) votata al matrimonio e alla
maternità, mentre Prodi predica bene ma razzola male, visto che non è stato
capace di imporre le quote rosa nelle liste elettorali dell'Unione.
Maria Serena Palieri
In un contesto totalmente monosessuato - tutti uomini, un conduttore, due
giornalisti, due leader - il presidente del Consiglio si dev'essere sentito
come nei Bar Sport d'un tempo il lunedì. E ha sparato battute - su noi donne
e la politica - talmente irreali, talmente vecchie, che sarebbero più
ridicole che offensive. Non fosse che queste elezioni per noi donne segnano
un vero, macabro passo indietro. Dopo, quando il presidente del Consiglio
avrà tempo da passare al vero Bar sport, che fare?
Cristiana Di San Marzano
No, non era distratto o impreparato. Berlusconi considera davvero le donne
delle "signore" non adeguate a un progetto politico. Lo ha ribadito pochi
minuti dopo il match, a Studio Aperto. Anzi, ci ha aggiunto un carico da
dodici: «Non abbiamo trovato materiale». Testuale. Ma questo materiale
peserà molto il 9 aprile
Lia Levi
Caro Berlusconi, grazie per il compito termine "signore" con cui ci hai
definito. Ci ricorda tempi passati che le donne certo non rimpiangono.
Comunque, di quei tempi gli uomini politici si toglievano la vita solo di
fronte al sospetto di essersi impadroniti di una matita del loro tavolo di
lavoro.
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Stupro
in Cassazione
di Chiara Valentini
Quando,
nel febbraio di sette anni fa, avevano decretato che stuprare una ragazza
in jeans è tecnicamente impossibile, ben pochi
si erano presi la briga di difendere i magistrati della Terza sezione
penale della Cassazione, sommersa per l’occasione, oltre che
dall’indignazione, anche dal ridicolo. E quando poco tempo
dopo gli stessi giudici, tutti rigorosamente maschi, avevano prodotto
un’altra sentenza da cui si evinceva che violentare una donna
incinta di sette mesi non comportava nessuna aggravante, qualcuno
aveva chiesto che questi reati fossero trasferiti a una sezione meno
ostile alle donne. Oggi invece le cose stanno andando in maniera
diversa.
continua... |
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Il vecchio vizio di dimenticare
le donne
di Mirella Serri
Il prossimo dieci 10 marzo festeggeremo i sessant’anni dalla conquista
da parte delle donne dell’elettorato passivo. Ovvero da quando per la prima
volta le donne hanno potuto essere elette. E’ esattamente il 10 marzo 1946
quando escono dalle urne circa 2000 consiglieri comunali, parecchi assessori
e alcune donne sindaco. Una ricorrenza da non dimenticare questa prima presenza
femminile alle amministrative.
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Questa
parità che fa acqua da tutte le parti
di Chiara Valentini
Avete ancora in mente l’estenuante vicenda delle
quote rosa? Se non tutti gli ingarbugliati passaggi, le aule semideserte,
il numero legale che mancava a ripetizione, credo che ricorderete almeno
la fine: quella approvazione burla di una legge che doveva assicurare
un po’ più di spazio alle donne in un parlamento dove con
la riforma elettorale arrivata all’ultimo momento sono i partiti,
e solo loro, a decidere chi sarà eletto e chi no. E invece tutto
si è risolto nella solita presa in giro delle donne. Non si può definire
in altro modo un testo che non serve a niente, perché appunto
non è una legge.
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Dal mondo
delle donne |
Codepink: donne per la pace
Noi, donne statunitensi, irachene e del mondo
intero, non possiamo piú sopportare questa insulsa Guerra in Irak e i
crudeli attacchi ai civili che si compiono nel mondo. Abbiamo già
sepolto troppi cari. Abbiamo giá visto troppe esistenze dilaniate da
ferite fisiche e psicologiche. Abbiamo assistito con orrore all'utilizzo
smisurato delle nostre preziose risorse per scopi militari, mentre
quelle destinate ai bisogni delle nostre famiglie, come la protezione,
l'educazione, il cibo e la salute, restano inadeguate. Non possiamo piú
sopportare di vivere in costante paura e violenza, osservando il
crescere di questo cancro di odio e intolleranza che si infiltra nelle
nostre case.
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CONTROLETTERE |
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Inviata
al Manifesto e pubblicata in data 7 febbraio 2006
Siamo
a dir poco sconcertate per il modo in cui il vostro inviato Stefano
Liberti al Forum sociale di Bamako ha dato conto della partecipazione
delle donne
nel pezzo pubblicato domenica 22 gennaio. "Sgallettate europee
dalla pelle arrossata dal sole, donne (bianche) in nero impegnate (....),
bellezze
locali che volteggiano tra la folla", ''organizzatrici venute
a precettare i giornalisti uno a uno nella sala stampa", "sguardi
maschili (...) probabilmente più interessati alle forme delle
relatrici che ai contenuti delle relazioni". Dunque, nella visione
di Liberti, le donne bianche sono andate al Forum per attirare i galletti,
che peraltro
paiono interessati solo a questo, e le donne africane per mettere in
mostra la loro bellezza? Sarebbe stato meglio non parlare per niente
delle donne
piuttosto che pubblicare un reportage così misogino e superficiale.
Contoparola
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