CONTROPENSIERO  
     
  Appello per Sakineh a rischio della vita
Un tribunale iraniano l' ha messa a morte. Ma Amnesty vuole salvarla

di Dacia Maraini - da Il Corriere della Sera

Un caso urgente: si tratta di Sakineh Mohammad Ashtiani, condannata alla lapidazione dal tribunale religioso - che coincide con quello civile - e detenuta nel braccio della morte del carcere di Tabliz, a nord ovest dell' Iran. Non è lei a chiedere solidarietà ma i due figli adulti che supplicano il mondo di intervenire.

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Per firmare: www.amnesty.it/flex/FixedPages/IT/appelliForm.php/L/IT/ca/216

 

 
 

Maschio ti sfido
Colloquio con Cristina Comencini


di Chiara Valentini

C'è uno strano movimento nel campo femminil-femminista già da tempo in ebollizione per le tante offese e umiliazioni che l'Italia berlusconiana e non solo continua a infliggere alle donne. Ma questa volta niente appelli né lettere ai giornali. Da un anno circa, dai tempi del caso di Patrizia D'Addario, alcune donne della cosidetta società civile avevano cominciato a riunirsi silenziosamente e a riflettere sul disastro dei rapporti fra i sessi nel nostro Paese. Attorno alla regista Cristina Comencini, alla docente di letteratura italiana Maria Serena Sapegno e alla giornalista Licia Conte si erano raccolte scrittrici e poetesse, da Iaia Caputo a Sara Ventroni ad Anna Maria Mori, politiche in libera uscita come Francesca Izzo e Anna Maria Riviello, attrici come Lunetta Savino e tante altre, di esperienze e generazioni diverse ma con un'idea chiara in testa, trovare una via d'uscita, o almeno un'idea nuova da mettere in campo.

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  Con il burqa o nude. Non è libera scelta
La cancellazione del corpo e la spinta a esibirsi: due soprusi sulle donne

di Dacia Maraini - da Il Corriere della Sera

Una immagine che viene dalla Giordania : donne coperte di lunghe vesti e veli neri che incorniciano le facce pallide. Protestano brandendo cartelli che dicono no alla nuova proposta di legge governativa. Tante donne, tanti corpi infagottati. Tanta furia in quel poco che si vede delle loro bocche aperte all’urlo di disapprovazione. Ma cosa propone la nuova legge?

Proibire il matrimonio delle bambine con uomini anziani. Una legge umana, di semplice buon senso, che vorrebbe proteggere l’infanzia rubata, vorrebbe preservare le adolescenti le da matrimoni devastanti e infelici, vorrebbe difendere le bambine dallo stupro consacrato.

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8 marzo e dintorni

di Mirella Serri

Siamo uomini o compagni? Uomini e dunque “non siamo né puritani né frati. Ciò però non deve significare che nelle sezioni di partito ci si debba comportare nei confronti delle compagne in modo non corretto, le si debba esporre a scherzi a doppio senso che le umiliano e le offendono”.

No, certo, non devono mortificare gli appetiti maschili, i militanti che operano sotto l’egida del Pci. Però il troppo… ed è proprio il Migliore a farsi paladino delle signore bersagliate da frizzi, lazzi e battute audaci.

Per quella togliattiana, provvidenziale, rampogna rammenta di aver provato un moto di affetto e di riconoscenza Marisa Rodano che, dopo esser stata liberata dal carcere delle Mantellate, aveva dato vita nel settembre 1944 all’Unione donne italiane.

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L’evoluzione è il compito dell’Homo Sapiens. E se ricominciassimo?

Conversando con Luce Irigary

di Maria Serena Palieri - l'Unità, 27 dicembre 2009

Luce Irigaray per una decina d’anni, tra metà anni Ottanta e metà dei Novanta, è stata
per l’Italia una presenza familiare: è stata un’interlocutrice di spicco, in quell’epoca, del «femminismo istituzionale» praticato dalle donne del Pci, poi del Pds. In quella stagione potevamo dialogare con il suo pensiero -di quegli anni sono testi come Io tu noi. Per una cultura della differenza, Amo a te, Essere due, La democrazia comincia a due - vedendolo come un orizzonte radicale non solo desiderabile ma anche praticabile. Oggi no. Nel corso del soggiorno romano, in cui ha incontrato il pubblico alla Fondazione Basso e a Romatre, abbiamo parlato con Irigaray del suo libro più recente, Condividere il mondo (come molti altri edito da Bollati Boringhieri). E, parlando con lei, l’effetto su di noi è stato questo: ci siamo ricordate che esistono luoghi dove la civiltà sussiste e dove si può perfino riflettere su come migliorarla. Questo ci dice con cruda chiarezza in quale buco nero noi - l’Italia di Berlusconi e della Lega - siamo invece caduti.

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  CONTROPAROLA DISCUTE SUL NO DELLE DONNE ALLA POLITICA
Confronto tra le donne del Gruppo dopo la manifestazione contro la violenza sulle donne del 28 novembre 2009

Perché la piazza si svuota se le donne continuano a morire?

Francesca Sancin - 28 novembre 2009 - ha scritto:

«Le uniche che lottavano veramente erano le più anziane»: così una giovane collega appena tornata dalla manifestazione di Roma. E così il lancio dell’Ansa: «Alcune centinaia di donne partite da piazza della Repubblica stanno manifestando a Roma in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne dietro uno striscione con la scritta "basta!"». Alcune centinaia di donne. Un pugno di sognatrici che ancora ci credono. Dov’erano le altre? Dove si è rotto il filo? È il femminismo che non è stato capace di passarsi il testimone tra le generazioni? 
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  Tar: "Niente donne in Giunta?
Ma i maschi non possono ricorrere"
Straordinaria sentenza in Molise: due consiglieri uomini sollevano il problema sulla scia di Taranto. Decisione: "Non hanno interesse"
"Masculi chi masculi". Il Tar del Molise sul punto ha deliberato. Chiamato da due maschi a pronunciarsi sull'assenza di donne nella giunta provinciale di Isernia, ha rilevato carenza di interesse. Siete maschi e difendete le donne?
Paese che vai Tar che trovi. Ogni giudice ha un convincimento, e ciascun convincimento è preso, figurarsi!, a norma di legge. Nasce così una forma di giurisprudenza territoriale che subisce modifiche con l'avanzare dei chilometri. Se a Taranto l'assenza di donne in giunta provinciale, violazione della norma che assicura le cosiddette quote-rosa, è stata un'omissione da sanare in trenta giorni, come recitava l'ordinanza del Tar di Lecce; a Isernia, per l'appunto, le donne possono aspettare anche altri trent'anni. Non c'è urgenza. E non c'è impar condicio.

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  Dall’Italia velinara al pantheon in rosa:
ci divide un abisso

A Stoccolma nel 2009 si certifica una rivoluzione avvenuta
Ma da noi così il berlusconismo presenta l’universo femminile

di Maria Serena Palieri da l'Unità
Con Herta Müller sono quattro ledonne che l’Accademia di Svezia incorona quest’anno con quello che, a torto o a ragione, è considerato il massimo riconoscimento scientifico-culturale planetario. E allora è utile ricordare un passaggio d’una conferenza che nel 1966 Simone de Beauvoir tenne nel corso d’un suo viaggio in Giappone. Beauvoir si chiedeva: «Se da vent’anni in Francia le donne hanno pari diritti, perché i grandi nomi sono sempre maschili?».

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  Usciamo dal silenzio

di Controparola

Noi donne di “Controparola” siamo nate come gruppo quindici anni fa con un obiettivo: dire una parola a favore delle donne e contro il disinteresse, la prepotenza, l’ottusità, la cecità della cultura androcentrica, in sintesi, contro il maschilismo.   Ma proprio noi, professioniste della parola – siamo tutte giornaliste e scrittrici – ci siamo sentite spesso condannate all’afasia: tutto ciò che dicevamo rimaneva inascoltato, non trovava cassa di risonanza.

Oggi vogliamo approfittare dello spazio che nelle ultime settimane si è aperto al dibattito su alcuni giornali. Abbiamo espresso e oggi vogliamo continuare a esprimere il nostro sdegno, il nostro disgusto, la nostra incredulità rispetto alla volgarità e alla protervia di un presidente del consiglio che tratta il corpo femminile come fosse una merce, che induce i telegiornali a tacere o a mentire.
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Quando si viaggia sul corpo delle donne
di Simona Tagliaventi
Maschilismo, ma anche volgarità e cattivo gusto da una parte. E tanta voglia di dire basta, dall’altra. La compagnia di navigazione TTTLines, dopo aver proposto lo scorso anno, per promuovere le sue navi, la foto di due seni con il solo commento ‘’Vesuvio ed Etna… mai così vicini’’, quest’anno ha deciso di puntare sui fondoschiena. Ed ecco manifesti giganteschi campeggiare nelle città. Slogan, “Abbiamo le poppe più famose d’Italia”. Lo sfondo, sederi seminudi di alcune turiste che prendono un traghetto. E non si accusino di femminismo o moralismo le donne che si sentono offese da tali immagini. Questa e’ solo la punta di un iceberg su cui ormai da anni si muove il mondo pubblicitario e che mira a ridurre le donne a solo oggetto di piacere maschile. Non c’è più nemmeno il gioco sottile dell’erotismo. C’è solo la volgarità. Quella che offende, che umilia, che non viene più nemmeno denunciata perché ormai è dovunque. Un gruppo coraggioso di donne però qualche giorno fa ha deciso di dire basta a chi ‘’ha usato ancora una volta il corpo femminile”. Lo hanno fatto alla stazione Termini, queste donne che sanno ancora scendere in piazza se la loro dignità viene lesa. Uno striscione su tutti recitava: “TTTLines viaggia sul corpo delle donne”.
 

 

 

Lettera aperta a Veronica

di Controparola

Cara Veronica,

una parlamentare del Pdl, anche a nome delle sue colleghe, ti ha scritto una lettera aperta invitandoti a “parlare” con tuo marito e attribuendoti assurdamente la responsabilità del proliferare delle veline in Italia. Come se non fosse invece proprio il mercato maschile a dettare alle giovanissime le leggi dello svestirsi e dell’atteggiarsi.
Forse questa parlamentare del Pdl ha sbagliato indirizzo. Perché proprio tu, invece, hai denunciato quanto sono offensive, per te ma anche per tutte le donne, queste frequentazioni di minorenni da parte di un uomo che usa il suo potere per attirare ragazze sprovvedute in allegre e disinibite riunioni. . La corruzione non deve necessariamente passare dal denaro o da promesse di lavoro. È un male sottile, che si respira proprio nelle atmosfere di eventi chiassosi e artificiali.

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  Ora dico: solidarietà a Veronica

di Dacia Maraini

da Il Corriere della Sera

Cara Veronica,

questa lettera giace sul mio tavolo da settimane. Mi tratteneva il riserbo di fronte a una persona riservata come lei. Ma quando ho letto che si sente sola e abbandonata ho pensato che era giusto comunicarle pubblicamente la mia solidarietà. Che le assicuro è la solidarietà di molti italiani, sicuramente più di quanti lei sospetta. La mia è una solidarietà impregnata di indignazione. Il linciaggio nei suoi riguardi, soprattutto dai giornali vicini a suo marito, è feroce, rancoroso e punitivo. Vorrei ricordare loro che la brutalità che usano, oltre a colpire lei, ferisce tutte le donne.

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  Veronica, una figura nuova nel paesaggio
della politica

di Luisa Muraro

da DeA - Donne e Altri

Lui Sulle pagine dell’Unità (11.5.09), che non è un giornale qualsiasi, un tale di nome Francesco Piccolo, che non è un intervistato qualsiasi né un giornalista sportivo ma il titolare di una rubrica fissa, uno dunque supposto farci ragionare a fondo sulle cose che capitano, questo tale sviluppa il seguente ragionamento. Premesso che sono faccende di cui lui si occupa solo perché gli hanno detto che la politica c’entra, precisato che le giustificazioni portate da Berlusconi non stanno in piedi, ecco la questione: perché mai Veronica Lario si è rivolta ai giornali? E da dove viene “la passione irrazionale per questa eroina”?

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Veronica e le donne al tempo del Cavaliere

di NATALIA ASPESI

da La Repubblica

Lui un buon uomo addolorato, un marito ferito, un padre che, pur oberato dai suoi impegni internazionali, passa le serate col figlio e spera solo in una riconciliazione, in nome dell'amore e della famiglia: lei una povera donna che è caduta in una trappola mediatica, una moglie che si è fatta plagiare, una persona fragile, incapace di autonomia, forse addirittura disturbata, per non dire matta.

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E' UNA GUERRA CONTRO LE DONNE
Per combattere gli stupri non servono la castrazione chimica e le ronde. Ma processi rapidi, maggiori strumenti di difesa e più informazione.
Colloquio con Alessandra Kustermann di
Chiara Valentini

Se c’è una persona che può parlare con cognizione di causa dello stupro è Alessandra Kustermann, una delle più famose ginecologhe italiane, paladina della legge sull’aborto e responsabile del Centro diagnosi prenatale e dei grandi prematuri al Policlinico Mangiagalli. Dal ’96, quando era entrata in vigore la legge che ha fatto della violenza sessuale un reato contro la persona e non più contro la moralità pubblica Alessandra Kustermann è la responsabile di quell’avamposto dei diritti delle donne che è il Soccorso Violenza Sessuale dello stesso ospedale.

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Lo stupro? Un'arma di guerra
di
Dacia Maraini

Lo stupro è un’arma di guerra. Non lo dico io , l’ha stabilito l’ONU. Ma allora uno si chiede: che ci sta a fare un’arma di guerra in tempo di pace? La risposta evidente è che dentro una pace pretesa esistono delle guerre sotterranee che oppongono alcuni esponenti di un genere che si ritiene minacciato nei suoi privilegi contro l’altro sesso.
Lo stupratore è semplicemente il soldato inconsapevole che esegue degli ordini. Gli ordini sono di tipo culturale e vengono dall’alto, da chi, a volte senza neanche rendersene conto o nascondendosi dietro giustificazioni generiche, difende l’ordine costituito delle cose, la gerarchia patriarcale dei valori. Come ha scritto San Paolo nelle sue lettere: “Voglio che sappiate che a capo di ogni uomo c’è Cristo e a capo di ogni donna c’è l’uomo e a capo di cristo c’è Dio”. Una gerarchia ferrea che ancora accampa pretese e che sta nel fondo della mentalità di molti.

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Su Eluana
di
Dacia Maraini - da Il Corriere della Sera

“Salvare Eluana!” gridano i fondamentalisti della morale pubblica. Ma salvare da cosa? da chi? evidentemente dalla morte e dal padre. La morte a dire il vero, si è già preso quel corpo e ne ha lasciato solo la sua ombra. Il padre, che amorevolmente l’ha curata per quasi vent’anni e ha assistito alla trasformazione di un essere giovane e sano in un tronco prosciugato senza volontà e senza autonomia, oggi chiede la fine dello strazio per amore di quella figlia. Il padre conosce meglio di chiunque la pena di un organismo ormai affidato completamente a mani altrui, incapace di deglutire, di orinare, di comprendere e di sentire.
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Beppino Englaro, eroe solitario

di Chiara Valentini - da Rosablog, l'Espresso

Postato  il 10 Febbraio, 2009

Da quando il desolante rumore mediatico è finito e mentre i politici che l’hanno alimentato, da Berlusconi in giù, cercano con poco successo di rovesciarlo a proprio vantaggio, nuove figure occupano il nostro immaginario.Con Eluana che se se n’è andata da un momento all’altro, quasi per sfuggire all’accanimento legislativo che l’avrebbe inchiodata chissà fino a quando alla sua non vita, il protagonista di questa versione ipermoderna di una tragedia greca diventa suo padre, Beppino Englaro.

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Lo stupro è un omicidio
di
Maria Serena Palieri

Gentile presidente del  Consiglio, ci sembra  necessario tornare sulla  sua battuta. «Ci vorrebbero  tanti soldati  quante sono le belle ragazze», perché,  nella sua leggerezza, nasconde  un’ignoranza pesante una tonnellata.  Primo: nel suo strizzare l’occhiolino  agli stupratori (li considera in  fondo uomini incapaci di resistere  al fascino femminile), lei tradisce  l’idea che ha di se stesso, in quanto  essere umano di sesso maschile.  Un’idea animalesca, verrebbe superficialmente  da dire, non fosse  che gli animali, lo stupro, non lo praticano.  Gli animali si accoppiano anche  con aggressività, ma rispondendo  all’istinto riproduttivo. E già, ora  bisogna spiegarle, signor presidente  del Consiglio, cos’è uno stupro.  Lo stupro non è un’esperienza che  attiene alla sfera erotica né, appunto,  a quella biologico-riproduttiva. 
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Il triste neologismo "femminicidio"

Nel 2007 le donne uccise sono state 149, 37 in più dell'anno prima

di Dacia Maraini

Femminicidio: una parola che sul vocabolario non c' è, come tante altre parole nate di recente che indicano la divisione di genere. È vero che la parola Uomo comprende anche la donna, ma scrivere «omicidio» quando l' uccisione di un essere femminile per mano di un essere maschile si ripete tanto spesso, è giusto? Ha senso trattare la violenza come anonima e astratta, prescindendo dai generi? Le statistiche ci dicono che non è lo stesso visto che ogni due giorni muore una donna per mano di una uomo, che spesso è anche suo marito o suo compagno di vita.

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  Ma l'Italia resta a guardare

VIOLENZA SULLE DONNE Solo nel 2006 le vittime sono state 112 . Come la Spagna ha affrontato il drammatico problema

di Maria Serena Palieri - da l'Unità, 1 ottobre 2007

Il Settanta e centododici. Tenete a mente queste due cifre. La prima, settanta, è il numero di donne uccise in un anno in Spagna per quei motivi che tradizionalmente si chiamano «passionali»: è la cifra che lì ha fatto scattare l’allarme rosso e che, nel 2005, ha ispirato l’adozione di misure ad hoc, la più importante i «tribunali di genere», corti specializzate nei reati che maturano in quel territorio specialissimo che sono i rapporti tra i due sessi. La seconda, centododici, è quella delle donne che, nel 2006, in Italia, sono state vittime di un «amore criminale», come diceva il titolo di una bella trasmissione di Raitre: donne uccise, cioè, da un uomo cui erano affettivamente legate, marito, fidanzato, ragazzo, compagno, amante, oppure da un uomo che aspirava a essere tale, ma a cui loro, le vittime, avevano detto «no».
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  Simone de Beauvoir: celebrarla o liquidarla? Ecco il suo posto nel pensiero femminile

Il Saggiatore ripubblica il suo «manifesto». Rileggerlo significa capire il filo rosso che lo lega alla querelle

di Maria Serena Palieri

Prendiamo le pagine dei giornali italiani di questi giorni e seguiamone due temi: la fragorosa campagna contro la legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza, nelle pagine della politica, è il primo, l'affacciarsi del centenario della nascita di Simone de Beauvoir - venuta al mondo il 9 gennaio 1908 - nelle pagine culturali, è il secondo. C'è un nesso? Naturalmente sì. Anche se, fin qui, nessuno l'ha evidenziato e, abbiamo il sospetto, nessuno lo farà nei prossimi giorni.
Il nesso è questo: Simone de Beauvoir è stata la donna che in anni lontanissimi, nel 1949, ha pubblicato in Francia un'opera, Il secondo sesso, uno dei cui architravi teorici era il rifiuto della maternità come destino biologico della donna.

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  CONTROPAROLA ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE DEL 24 NOVEMBRE CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE
I dati del rapporto ONU sulla violenza alle donne hanno solo inesorabilmente fissato su carta le cifre di quello che è una realtà sempre più drammatica ormai sotto gli occhi di tutti.
E si tratta di cifre in vertiginosa progressione. Oltre ai numeri emerge un altro importante elemento: la figura del “carnefice”. Il violento, nella grande maggioranza dei casi, non è più identificabile con l’emarginato o il deviato psichico, ma invece con l’uomo comune, l’amico, l’innamorato, il partner, il vicino di casa.
È questo un sintomo di malessere profondo, in una società dove i rapporti tra i sessi stanno diventando sempre più conflittuali aldilà delle distinzioni di religione, cultura o ceto sociale.
L’aggressione comincia dal linguaggio dei media, dall’uso intollerabile del corpo femminile da parte della Tv, dalle donne ammiccanti o aggressive (l’altro lato della medaglia) della pubblicità: a testimonianza di una cultura maschilista che continua a vedere la donna come oggetto di consumo sessuale o come pericolo.
Passano gli anni ma ancor oggi chi è vittima di una violenza molte volte viene colpevolizzata, descritta come persona fragile o compiacente, in una visione spesso ipocrita del genere femminile.
È urgente dunque una nuova legge sulla violenza sessuale, che però fatica a decollare per le opposizioni su singoli aspetti che arrivano da varie parti. È urgente migliorare alcuni passaggi di questa legge, come suggerisce la rete delle giuriste, e approvare al più presto le norme sulla violenza persecutoria, lo stalking, che potrebbero evitare femminicidi atroci.
Ma non meno urgente è una vera e propria rivoluzione nella mentalità e nelle pratiche sociali, a cominciare dalla scuola. La cultura della parità dei sessi deve essere veicolata fin dalla prima infanzia, in famiglia e nell’insegnamento scolastico. Solo così si potrà dare giusta forma al linguaggio pubblico e privato, moderare la misoginia mediatica e creare i presupposti per una vera inclusione sociale delle donne e per il pieno rispetto della loro dignità.
 

 
  Giù le mani dalle donne

di Chiara Valentini

Sono giovani. E sparse in tutta Italia. Si sono mobilitate via Internet per scendere in piazza a Roma e dire basta alla violenza. In particolare a quella dei mariti, dei compagni e degli ex perché “quasi sempre le donne conoscono bene le facce degli uomini che le stuprano, le umiliano, le massacrano”.


Anche questa volta tutto è cominciato con una mail. Come per la manifestazione che l’anno scorso aveva portato in strada a Milano duecentomila donne in difesa delle legge sull’aborto, anche adesso l’effetto valanga della comunicazione via internet è stato velocissimo. Con una sola differenza. A preparare il corteo del 24 novembre a Roma contro la violenza è scesa in campo una generazioni di giovani e giovanissime, spinte verso la politica al femminile dalla scoperta di quali dimensioni abbia appunto la violenza contro le donne e quanto sia pericoloso il futuro che le aspetta. Sono senza dubbio impressionanti le cifre che da poco più di un anno circolano anche in Italia e passano di bocca in bocca, di collettivo in collettivo, animando riunioni e assemblee. «Come si può continuare ad accettare che ogni anno almeno 130 donne siano assassinate nel nostro paese, nell’80 per cento dei casi da mariti, compagni ed ex? Che la valanga di violenze e minacce che ricevono in casa vengano denunciate solo in misura minima, anche perchè poche sanno che si tratta di reato?», si accalora Monica Pepe, l’autrice della mail di chiamata.
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  Il Novecento d'oro di Doris Lessing

di Maria Serena Palieri - da l'Unità, 12 ottobre 2007

«Nobelizzabile»: ecco l’aggettivo che un’agenzia di stampa, nel dare l’annuncio della decisione presa a Stoccolma, conia per Doris Lessing. Sì, era «nobelizzabile» da un pezzo, l’autrice del Taccuino d’oro, il romanzo che, nell’ormai remoto 1962, con la sua materia - la vicenda interiore d’una donna in crisi - e con la sua narrazione a pelo d’acqua, su nella luce del mondo reale, giù nelle oscurità dell’inconscio, eros compreso, cadde come un portentoso oggetto non identificato sulla scena inglese. Ma autrice anche, nell’arco degli ultimi cinquantasette anni, dal romanzo d’esordio L’erba canta (1950), di un’altra cinquantina di opere, romanzi per lo più, e anche molti racconti e alcuni saggi.
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  Ma l'Italia resta a guardare

VIOLENZA SULLE DONNE Solo nel 2006 le vittime sono state 112 . Come la Spagna ha affrontato il drammatico problema

di Maria Serena Palieri - da l'Unità, 1 ottobre 2007

Il Settanta e centododici. Tenete a mente queste due cifre. La prima, settanta, è il numero di donne uccise in un anno in Spagna per quei motivi che tradizionalmente si chiamano «passionali»: è la cifra che lì ha fatto scattare l’allarme rosso e che, nel 2005, ha ispirato l’adozione di misure ad hoc, la più importante i «tribunali di genere», corti specializzate nei reati che maturano in quel territorio specialissimo che sono i rapporti tra i due sessi. La seconda, centododici, è quella delle donne che, nel 2006, in Italia, sono state vittime di un «amore criminale», come diceva il titolo di una bella trasmissione di Raitre: donne uccise, cioè, da un uomo cui erano affettivamente legate, marito, fidanzato, ragazzo, compagno, amante, oppure da un uomo che aspirava a essere tale, ma a cui loro, le vittime, avevano detto «no».
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Sul delitto nella metropolitana di Roma

di Dacia Maraini - da Il Corriere della Sera

A proposito del delitto nella metropolitana di Roma, ho letto tanti articoli che deprecano la crescente pericolosità della vita nelle grandi città, la crescita della violenza fra i giovani, l’insicurezza urbana, i rischi dell’immigrazione, l’aumento della prostituzione minorile. Ma non ho letto niente che riguardi la giovane madre prostituta rumena che da qualche mese viveva in una pensione di Tivoli. E niente sulla sua compagna ancora più giovane. Come sono arrivate in Italia, quando, perché?
È orribile, s’intende, il gesto di una ragazza che in una lite impugna l’ombrello come una lancia e trapassa l’orbita di una coetanea con cui ha avuto un diverbio. Che la responsabile sia da punire severamente, nessuno lo mette in dubbio. A questo penseranno i giudici. Ma mi sarebbe piaciuto che in una occasione così drammatica, si facesse un quadro un poco meno retorico della situazione: perché le minorenni di un paese che è appena entrato nella Comunità europea, vengono in Italia a prostituirsi?
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La laicità è donna

di Maria Serena Palieri - da l'Unità

«Forza Anna», «Forza Rosy», «Forza Rosa»: le ovazioni che i congressi di Ds e Dl hanno riservato sabato ad Anna Finocchiaro e Rosy Bindi e, più a sorpresa, ieri mattina, anche a una professionista di antica navigazione, che ha cominciato il suo cammino nella Dc di Gava, cioè Rosa Russo Iervolino, aprono una prospettiva inaspettata. È possibile che la nascita del Pd comporti uno scenario per cui l'aggettivo «nuovo» non venga usato come uno slogan o una giaculatoria. Lo scenario nuovo è questo: che, alla leadership, siano candidate una o più donne.
Un partito con una leader, anziché un leader, sarebbe, di per sé, una novità assoluta nella nostra politica: fatta eccezione per la reggenza di transizione esercitata da Rosa Iervolino nel Partito Popolare, a seguito dell'abdicazione improvvisa di Mino Martinazzoli, fatto salvo per quell'eccezione in sé sempre costituita dal Partito Radicale (dove le pur energiche segreterie di una Adele Faccio o una Emma Bonino si sono esercitate, però, sotto l'icona sempiterna del gran padre Pannella), questo, in Italia, non è successo mai.
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  Il separatismo in libreria

di Maria Serena Palieri - da l'Unità

Si chiama Donne in viaggio la raccolta di voci femminili dal Canada con la quale l'editrice fiorentina Le Lettere ci fa conoscere tre narratrici, Mavis Gallant, Janice Kulyk Keefer e Jane Urquhart, in versione short stories. La novella è una cifra forte della narrativa canadese: è nata a Wingham, nell'Ontario, Alice Munro, la scrittrice di short stories che è tra i maggiori talenti letterari oggi su piazza nel pianeta. Questi racconti editi da Le Lettere, nati metaforicamente all'ombra della grande Munro, non tradiscono le aspettative. Ma ci portano a ragionare su una questione: la raccolta di «voci femminili» è, da alcuni decenni, un genere a sé nell'editoria, fiorito negli anni del femminismo; oggi quali sono la sua finalità e il suo spazio?
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  Sorpresa al Quirinale

di Maria Serena Palieri - da l'Unità

Una cerimonia della Presidenza della Repubblica per l'8 marzo può rivelarsi una sorpresa, anziché un obbligatorio appuntamento istituzionale, un doveroso sventolar di mimose? Ieri, nel Salone dei Corazzieri del Quirinale - splendido monumento all'horror vacui, tra ori, stemmi, altorilievi, arazzi, affreschi - eccola la sorpresa: per noi in Italia è ancora remota l'ora di una Michelle Bachelet, di una Hillary o una Ségolène for president, però non disperiamoci, la lunga marcia del nostro femminismo qualcosa, anche se di più imprevisto, ha prodotto, un presidente della Repubblica, il così pacato Giorgio Napolitano che mostra di averne digerito e fatta propria la cultura. E, com'è spesso, la cartina di tornasole non è tanto nell'insieme, ma nei dettagli.
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  L'alternativa all'aborto? Prevenzione seria, senza macabri simbolismi

di Dacia Maraini

“In Lombardia d'ora in poi i feti sotto i 5 mesi di gestazione avranno diritto a una sepoltura a carico della famiglia o, se questa non se ne occupa, della struttura sanitaria dove è avvenuta l'interruzione volontaria di gravidanza. Previsto anche per i genitori che ne fanno richiesta, di celebrare un funerale.”
Tutto questo è molto lodevole. Immagino che presto saranno proposti funerali per gli embrioni e perché no, per gli spermatozoi o per gli ovuli fecondati ma non andati a termine.
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Il miracoloso volo del calabrone
Ancora una conferma sui risultati delle “quote rosa”

di Lia Levi

Il calabrone, lo sanno tutti, è una specie di miracolo vivente.
Per la sua conformazione sproporzionata – corpo pesante e ali troppo corte – non dovrebbe essere in grado di volare. E invece, ecco che spiega le su alette e prende il volo.
E parliamo di quote rosa. Se si parte dal “rigore logico” di un ragionamento, le quote rosa non passano per intero l’esame.
L’idea vaga di una sorta di specie protetta ha creato negli anni una opposizione anche fra molte delle donne stesse.
Però è come il calabrone. Bando alle argomentazioni astratte: là dove le quote sono state applicate, davvero funzionano, eccome.
Il nodo è tutto qui.
Una ulteriore conferma è arrivata in questi giorni da Oslo.
Nelle pagine dell’economia su “Repubblica” del 2 gennaio, già il titolo suona “Risultati sorprendenti delle quote”.
Nel testo si racconta come abbia funzionato in pieno la legge dell’inizio 2006 che in Norvegia rende obbligatoria la presenza del 40% di donne nel CDA delle imprese.

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Dal mondo
delle donne

Un mondo maschilista e violento
Lo dice l'Onu

Cifre impressionanti che valgono più di mille parole. Ecco i numeri della violenza sulle donne in un rapporto delle Nazioni Unite. Pubblichiamo un recente articolo sull'argomento
25 novembre, Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne

di Laura Eduati - da Liberazione

Sapete che cos'è il date rape? E' lo stupro (o le botte) su appuntamento. Li subisce il 40% delle ragazze americane tra i 14 e i 17 anni: escono per una serata romantica con il boyfriend, che poi le costringe ad un rapporto sessuale oppure le picchia. Altro caso: il 35% delle francesi denuncia violenze psicologiche da parte del compagno sentimentale. Ancora: ogni anno nel mondo 5.000 donne vengono ammazzate per "salvare l'onore", circa 3.000solo in Pakistan.
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Ségolène e le Altre

di Maria Serena Palieri

Il 23 aprile prossimo, dopo più di due secoli di storia repubblicana, la «Marianna» non sarà più solo un simbolo usato su franchi ed euro dall'Hotel des Monnaies: la Francia avrà una Marianne in carne e ossa a rappresentarla all'Eliseo, Ségolène Royal.
La Francia, insomma, finalmente pagherà il debito contratto con quella figura femminile in cappello frigio mandata per duecento anni a rappresentare la «madre patria» con i suoi valori illuminati: scoprirà che in quell'utilizzo, fino allora, c'era stato un po' di ipocrisia e che due dei valori del suo trio, libertà e uguaglianza, solo ora sono un po' più rispettati. Questo se il ciclo planetario proseguirà nel suo classico corso e, travolti tra le due sponde dell'Oceano uno, due, tre governi di destra, abbatterà come un birillo anche il candidato della destra francese.

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  L'internazionale maschilista
guidata dai Grandi del pianeta

di Lia Levi

Il fatto. Il Presidente dello Stato d’Israele, Moshé Katsav, accusato di violenza sessuale, quasi sicuramente finirà sotto processo,. La giustizia israeliana si sta muovendo in questo senso.
Un commento estemporaneo. Il Presidente russo Putin, a commento della vicenda, tira fuori, a microfoni che credeva spenti, una battutaccia con cui esprime un apprezzamento da lui considerato spiritoso per le gesta del collega. Un uomo così potente – dice – da riuscire a “farsi” dieci donne, ci fa sentire tutti invidiosi.
Un altro fatto. L’ex Premier del governo spagnolo Aznar, di fronte a una domanda politicamente da lui ritenuta provocatoria di una giornalista, non risponde e preferisce renderle la penna con cui aveva firmato un libro, infilandogliela nella scollatura.

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Anna, giornalista in missione di civiltà
 

di Chiara Valentini

La storia di Anna Politkoskaja è prima di tutto la storia di una giornalista che considerava questo mestiere, troppo spesso maltrattato dagli opportunisti, dai voltagabbana o dai malati di protagonismo, come una missione civile. Una sua frase semplice semplice aveva colpito Adriano Sofri,“ Voglio fare qualcosa per gli altri usando il giornalismo”. E lei aveva cominciato a farlo in modo tutto speciale, quando aveva incontrato il dramma della Cecenia, con la sua violenza e le sue contraddizioni. Come altre e altri che si trovano a condividere la quotidianità di paesi esposti al tiro incrociato di un esercito invasore e di un terrorismo feroce, aveva scelto di stare con i più deboli, con le donne e i bambini di Grozny e con i civili perseguitati e torturati a cui dava voce. Ma Anna aveva anche avuto il coraggio di mirare al massimo livello del Kremlino, al sempre più autoritario Vladimir Putin, inchiodato in un pamphlet molto venduto all’estero ma proibito in patria, una spina nel fianco per il potere russo.
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  Anna e le altre
La lunga lista dei reporter assassinati


di
Elena Doni

Sono totalmente d'accordo nell'unire le nostre voci alle tante che nel mondo si stanno levando per deprecare quest'indecente delitto.
Anna Politkovskaia era molto brava e coraggiosa fino all'eroismo, visto che sapeva benissimo i rischi che correva. Ed era anche attenta al maggior dolore che sempre le donne patiscono quando vivono in situazioni critiche.
Anna, come tante altre giornaliste i cui nomi non sono altrettanto noti, hanno dimostrato che il coraggio, l'intraprendenza, la serietà professionale e l'impegno civile sono qualità anche femminili. Il sito di Reporters sans Frontières aggiorna ogni giorno la tragica contabilità del giornalismo. Nei primi nove mesi del 2006 sono stati uccisi 56 giornalisti e 17 loro collaboratori, sono stati imprigionati 129 giornalisti e 59 ciberdissidenti. Tra i nomi che scorrono sullo schermo molti sono quelli femminili. Questa settimana RSF invita a firmare per la liberazione di due giornalisti (maschi) imprigionati nel Turkmenistan e per una mobilitazione che permetta di scoprire gli assassini di Ogousapar Mouradova, una giornalista morta nelle carceri turkmene. Onore dunque a questa per noi ignota Ogousapar che come Anna Politkovskaia credeva che la difesa della verità e della libertà siano valori sui quali non si può, non si deve transigere.

 

 
 

Norvegia, reinventiamo l'uguaglianza tra i sessi
Anche nel mitico paese di Go Brutland la parità è in affanno. Ma il governo rosso verde propone le quote al rovescio: donne nei  board delle grandi aziende, assistenti maschi negli asili nido


di Chiara Valentini

A dar retta alle nude cifre, oltre che alle vecchie suggestioni sul nord Europa, si direbbe che siamo arrivati nell’Eden dell’uguaguaglianza fra i sessi. O se preferite, come informano le statistiche dell’Unesco, nel secondo paese al mondo, dopo la remota Islanda e prima della più conosciuta Svezia, nel garantire diritti e opportunità pari al genere femminile altrove sempre più maltrattato.
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Coraggio esibito ma vero
di Lia Levi

Montanelli ha scritto: "Se si dice che uno ha carattere significa che ha cattivo carattere". Oriana aveva a dismisura "carattere" e "cattivo carattere". Aveva forza, determinazione e un coraggio esibito e vociante ma reale, e la capacità di fare delle proprie convinzioni una bandiera e una battaglia in cui non ci si poteva mai arrendere.
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All'interno anche:

 Claudia Galimberti, Maria Serena Palieri, Cristiana di San Marzano, Carla Ravaioli, Elena Doni

 

 
Una trasmissione ignobile e qualche interrogativo
di Lia Levi
C’è qualcosa di particolarmente ignobile nella trasmissione televisiva “La pupa e il secchione” che va in onda nel tardo pomeriggio tutti i giorni feriali su Italia 1 (con una appendice nella nottata della domenica).
La peculiare “ignobiltà” di questo format risiede in una presunta par condicio dello sberleffo. “Noi”, più o meno ci fanno capire gli ideatori, “mettiamo a confronto ragazze bellissime e assolutamente votate al non sapere nulla di nulla? Ma sì, guardate un po’ chi c’è dall’altra parte! Uomini che sono sì genietti, ma brutti, goffi e del tutto ridicoli”.
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Madrid, modella Zapatero

di Maria Serena Palieri

Nel giornalismo si dice che la buona notizia non fa notizia: non c'è gusto, insomma, a raccontare (e a leggere) che i temporali di ieri non hanno provocato frane, in Iraq sono passate ventiquattr'ore senza morti, nessuna autorità religiosa ha lanciato invettive contro le altre fedi. Eccola, invece, una buona notizia che fa notizia: che dice, cioè, qualcosa di nuovo che ci rallegra, in primis, ma, poi, ci stimola anche a ragionare. La notizia è questa: oggi a Madrid comincia la quarantaquattresima edizione della «Pasarela Cibeles», insegna dei défilé spagnoli d'alta moda, e in passerella non sfileranno le top model troppo magre.
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Lesbica, cioè donna: stuprata perché omosessuale
di Maria Serena Palieri

Partiamo dallo stupro al suo grado zero: un uomo stupra una donna. Senza, per ora, aggiungere se lui è bianco o nero, se lei è eterosessuale o lesbica, né l’aggravante del branco. Negli anni Ottanta, quando le battaglie civili degli anni Settanta ancora rilasciavano i loro effetti culturali a medio-lungo termine, dei ricercatori maschi, negli Usa ma anche in Italia, provarono per la prima volta interesse per quel mondo femminile in ombra, le vittime di stupro.
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E l'imam aiutò Mukhtar a denunciare i suoi stupratori
di
Elena Doni

I delitti d'onore - che in urdu si chiamano «karo kari» - sono frequenti in Pakistan e legati a un concetto di «onore» molto ampio e ad un'estensione parentale vastissima. Ben più tragici quindi di quel delitto d'onore che l'Italia abrogò solo nel 1980 su proposta della senatrice della sinistra indipendente Carla Ravaioli e sull'onda del film Divorzio all'italiana che aveva ridicolizzato l'Italia nel mondo occidentale. E in Pakistan (o per l'esattezza, in quella parte di Pakistan agreste e arcaico, dominato dalle leggi tribali) non fa meraviglia che anche le madri siano consenzienti, o incapaci di opporsi come forse è avvenuto nel caso di Hina, all'uccisione di una figlia «disonorata».
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Stupro: quando è etnico un crimine di guerra
di
Giuliana Sgrena

Media e polemiche La violenza sessuale non ha il colore della pelle dello stupratore, a meno che non serva, in guerra, a realizzare una pulizia etnica. Non basta condannare lo sgozzamento di Hina, dobbiamo impegnarci perché non si ripeta e per garantire a tutte le donne che vivono in Italia i nostri stessi diritti, che sono universali. Che fare? Innanzitutto evitare il loro isolamento. Perché proprio nel momento in cui tutta la stampa è impegnata nella condanna - che condivido assolutamente - dell'uso di termini storici come nazismo per definire i crimini commessi da Israele in Libano e Palestina, nessuno si sconvolge se si definisce uno stupro - orrendo come tutti gli stupri - «etnico» solo perché il colpevole (ha parzialmente ammesso) è un algerino?
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La ragazza pakistana e l'abitudine globale
di perseguitare le donne

di
Dacia Maraini

Chi fa attenzione a ciò che succede in giro per il mondo sa che l’uccisione di donne anche giovanissime che disobbediscono alle tradizioni è una pratica diffusa. Sono azioni estreme che esprimono paura del cambiamento, da qualsiasi parte giunga. E sono sempre le donne che minacciano nel profondo l’immobilità gerarchica e l’intolleranza religiosa. Per questo sono ritenute pericolose. Famoso il caso, denunciato anche da Amnesty international, di una giovanissima contadina mediorientale che racconta come i genitori abbiano fatto uccidere due figlie per fatti d’onore.
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Pacs all'italiana
di Chiara Valentini

In tutta Italia sono circa una cinquantina, anche se il numero esatto non lo sa neanche l’Arcigay, il più attento a monitorare città e paesi che scelgono la “via comunale ai Pacs”. Il fatto è che l’apertura dei registri dove le coppie di fatto, non importa se etero o omosessuali, dichiarano la loro convivenza, oggi sta conoscendo una nuova stagione di successo.
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Dal mondo
delle donne

Più donne nei Cda delle società
del Campidoglio

Il sindaco ribadisce gli impegni presi l’8 marzo scorso. Restano fuori dal Campidoglio le mele della manifestazione di Emily

di Adele Cambria

«Questa è la giunta più rosa d’Italia, e tuttavia le donne in consiglio comunale sono decisamente troppo poche, e questo è un motivo in più per me per impegnarmi in una strategia di valorizzazione che avrà tra i suoi punti più evidenti la presenza del 50% di donne nei consigli d’amministrazione delle aziende del “Gruppo Comune di Roma”». Così Walter Veltroni ieri nella seduta inaugurale del nuovo Consiglio comunale nell’aula Giulio Cesare in Campidoglio.
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ROMA: PER UNA MAGGIORE PRESENZA DELLE DONNE
NEGLI ORGANISMI DI GESTIONE DELLA CITTÀ
Il nostro appello al sindaco Walter Veltroni
Il gruppo Controparola (giornaliste e scrittrici impegnate dal 1992 nella difesa dei diritti della donna), denunciando l’estremo ritardo della politica italiana nel dare spazio in modo significativo alla presenza delle donne in Parlamento e negli organismi locali, ha sempre ritenuto estremamente importante che Roma mandi un segnale forte di controtendenza.
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Mamme-nonne, un diritto negato o uno strappo alla natura?

di Cristiana di San Marzano

Marilyn McReavy Nolen aveva 55 anni quando sono nati i suoi gemelli, Travis e Ryan, che ora ne hanno sei. La foto del quadretto familiare è impietosa: due magnifici bambini in braccio a una signora bionda, occhi e labbra circondati da una ragnatela di rughe, mani secche e coperte di macchie. Una nonna! Marilyn, che si è sempre guadagnata da vivere allenando squadre di pallavolo (era nella squadra olimpica USA nel lontano 1968), ha conosciuto il marito, più giovane di sette anni, quando aveva già superato i quaranta. Dopo un lungo calvario di tentativi di fecondazione artificiale è rimasta incinta quando già era in menopausa, grazie all’impianto di uova fecondate donate da una donna più giovane.
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Di corsa in cabina!
di Chiara Valentini

A un anno esatto dalla guerra dell'embrione siamo chiamati un'altra volta alle urne per un referendum se possibile ancora più complicato e difficile da comunicare, ma che potrebbe avere esiti disastrosi sulle nostre vite: come vari volonterosi stavano cercando di spiegare prima che tutti quanti fossimo sopraffatti dall'ondata irresistibile delle intercettazioni principesco-televisive.
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Sul referendum
di Dacia Maraini

Si parla poco del prossimo Referendum: lo ignora la televisione, pasto quotidiano degli italiani, ne accennano appena i giornali. Ma per i distratti e gli svogliati vorrei riepilogare con parole semplici e chiare i fatti: la Costituzione italiana è nata nel 1946-47 ed è stata elaborata da ben 556 rappresentanti di tutte le matrici culturali, religiose e politiche italiane. Fra loro ricordiamo: Croce, Einaudi, De Gasperi, Amendola, Andreotti, Di Vittorio, Nenni, Fanfani,Saragat, Scalfaro, Silone, Taviani, Terracini, Togliatti, Valiani, Zaccagnini. La Costituzione è entrata in vigore nel 1948 ed esprime la voce limpida e pulita, idealista senza settarismo della migliore Italia del dopoguerra. Una buona Costituzione scritta in un bell’italiano nitido e cristallino,privo di quei bizantinismi che spesso appesantiscono la prosa politica.
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Se lo capisce anche una donna
di
Lia Levi

“Questo lo capirebbe anche un bambino!” è una interlocuzione abbastanza abituale entrata nel lessico chissà da quanto.
Ma un omologo “questo lo capirebbe anche mia moglie” potrebbe suonare un po’ stonato, specie se pronunciato oggi e magari in sede politica.
Ho detto “potrebbe”, e invece è proprio successo.
E’ successo il 15 giugno, come ci riferisce “Repubblica” nel suo pezzo “La crisi spaventa i sindacati”.
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Referendum, votare no: le ragioni delle donne
Comunicazione di Carla Ravaioli al convegno organizzato dall'Associazione ROSSO-VERDE sul tema "Votare NO"

A quanto è stato detto finora in proposito vorrei aggiungere qualche parola su un aspetto particolare della materia, che non mi pare sia stato trattato. Aspetto particolare ma non secondario, in quanto riguarda le donne, che – come noto, anche se raramente considerato – non costituiscono un gruppo minoritairo, ma sono più della metà del popolo italiano,:qualcosa cioè di cui tener conto anche solo per .brutale calcolo elettorale.
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Questa è la lettera che avevamo scritto al sindaco di Roma Walter Veltroni contestualmente al nostro appello a Romano Prodi, per chiedere un'adeguata rappresentanza femminile.
La pubblichiamo in occasione della riconferma di Veltroni al Campidoglio

Lettera a Walter Veltroni

Caro Sindaco,

noi giornaliste e scrittrici di "Controparola" abbiamo molto apprezzato le sue dichiarazioni all'indomani della nascita di un governo che ha fortemente deluso le aspettative di quante speravano in un reale riequilibrio della rappresentanza tra i sessi.
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  Per una democrazia vera

Sei ministre, nemmeno il venticinque per cento del nuovo governo, e quattro di esse senza portafoglio. Quattordici sottosegretarie nel plotone dei settantré. In più, l’assegnazione delle competenze è stata effettuata secondo un’idea classica, o se vogliamo arcaica, di ciò che viene considerato“femminile”, dalla “famiglia” ai “giovani”.
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Dal mondo
delle donne

Si doveva fare di più

di Katia Zanotti e Marisa Nicchi

da Aprileonline
Si è persa un’occasione, si è decisamente persa un’occasione ieri, giornata di presentazione e giuramento del nuovo Governo dell’Unione, per dare un segnale politico forte, di innovazione vera e sostanziale, concretamente praticata, di discontinuità, che qui e ora, nella politica italiana, si può esprimere innanzitutto e soprattutto attraverso una modificazione della rappresentanza dei sessi nella partecipazione al potere politico.
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Le donne sulle donne

di Lia Levi

Vorrei prendere lo spunto da un episodio capitato in Francia, non certo per discutere la politica francese (non è questa l’occasione), ma solo per affrontare un problema generale che potrebbe magari un giorno proporsi anche a noi.
Che le donne si mobilitino per sostenere una donna va da sé, ma vale anche il contrario? Mobilitarsi “contro” è una cosa giusta?
I fatti sono andati così e cercherò di riassumerli il più brevemente possibile, anche perché li avrete già letti.
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Dal mondo
delle donne
Donne, due passi avanti e uno indietro
Violenza. Con la stanchezza di chi deve sempre ricominciare lo stesso discorso, l'universo femminile continua a chiedere ''giustizia''

di Francesca Koch - Casa Internazionale delle donne, Roma

da Aprileonline
Come se non fosse già abbastanza orribile il susseguirsi di omicidi nelle ultime settimane e negli ultimi mesi, come se non avessimo già gridato che la violenza sessista è crimine politico, in pace e in guerra (giacché fondamento originario della convivenza e della politica sono proprio le relazioni tra i sessi) ora la Corte d’Appello di Cagliari aggiunge al perpetuarsi di violenze anche l’oltraggio di una riconsiderazione della loro gravità: se compiute dal coniuge vengono derubricate a molestie e a fatti “di lieve entità”.
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Donne alle leve del potere

di Dacia Maraini

In questi giorni abbiamo scoperto che le donne italiane hanno un primato: sono quelle che dedicano più tempo alla pulizia della casa. Certo un bel primato: brave casalinghe e brave massaie passano un’ora più delle altre europee a lustrare, spolverare, lavare e sciacquare. Sarebbe interessante indagarne le ragioni storiche.
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Tailleur rosso trionferà
"Verso le senatrici sarò parziale. Voglio renderle visibili. Le farò intervenire in aula. E saranno loro ad andare in Tv".
La capogruppo dell'Ulivo racconta i suoi progetti per il Senato

di Chiara Valentini

Era bastato il suo nome, nei giorni scorsi, a ricondurre all’ovile i senatori diessini in rivolta alla notizia di capogruppi maschi non graditi. «Se arriva Anna non ci sono problemi», aveva mormorato Giorgio Napolitano, esprimendo il sollievo generale. La capacità di mettere d’accordo tutti e di uscire brillantemente dalle situazioni più difficili è quasi un dono innato per Anna Finocchiaro, 51 anni portati splendidamente, ex ragazza della buona borghesia catanese passata nel lontano ‘87 dalla magistratura alla politica.
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  Lettera a Romano Prodi

Caro professor Prodi,

dopo averla votata e dopo aver constatato con preoccupazione e ansia la poca voglia di Berlusconi di farsi da parte secondo le normali procedure democratiche, tiriamo un primo respiro di sollievo. Anche se fra mille difficoltà, sembra che ci si stia muovendo verso la formazione del nuovo assetto politico e istituzionale.
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  Auguri a Vladimir Luxuria!

Vladimir (Guadagno) Luxuria, eletta alla Camera dei Deputati con Rifondazione comunista, è la prima parlamentare transgender in Europa.

Commentando gli exit poll, il 10 aprile, ha detto: "Sono contenta che dopo tante volte che Berlusconi ha detto ai suoi 'volete Luxuria in Parlamento' e i suoi come scolaretti hanno detto 'no', ora Berlusconi ha chiesto all'Italia se vuole che sia capo del governo e gli italiani hanno detto di no". 
 

 
I nostri commenti alle parole di Berlusconi e Prodi durante il faccia a faccia televisivo

Dacia Maraini

Credo che ormai siamo tutti convinti che senza regole severe, il nostro paese non funziona. Non c’è buona volontà che tenga. Sono le regole che costringono una classe politica anarcoide e prepotente come la nostra a tenere conto di ciò che la razionalità propone e la giustizia impone. Sto parlando delle quote rosa. Affrontiamo tutti i rischi che le quote comportano. Saremo sempre in tempo a tornare indietro. Ma dobbiamo pure andare avanti. Qui c’è la stagnazione più assoluta. Persino paesi ritenuti sottosviluppati come il Marocco e la Tunisia hanno nei loro parlamenti più rappresentanti femminili che nel parlamento italiano. Usiamo le regole non come un ricatto ma come una necessità. Non credo sia un caso che i politici, quasi tutti, sebbene si riempiano la bocca di uguaglianza e pari opportunità, poi al momento opportuno siano incapaci di fare posto alle donne dovunque c’è da rappresentare la comunità, la popolazione, il paese.

Elena Doni
Berlusconi, che ride troppo spesso, non ha riso quando ha raccontato la barzelletta delle donne che non vogliono entrare in Parlamento per non stare lontane dal marito cinque giorni alla settimana. Prodi, che per fortuna è una persona seria, ci ha raccontato una storia a metà: ha detto che lui era contrario alle quote rosa ma poi ha capito che erano necessarie, tant'è che le ha rese obbligatorie al 30% quando era Presidente della Commissione Europea. Ma non ci ha detto cosa farà quando sarà - speriamo - a capo del prossimo governo.

Nadia Pizzuti
Entrambi i contendenti penosi sulle donne. Per Berlusconi noi saremmo una "categoria" (parola sua) votata al matrimonio e alla maternità, mentre Prodi predica bene ma razzola male, visto che non è stato capace di imporre le quote rosa nelle liste elettorali dell'Unione.

Maria Serena Palieri
In un contesto totalmente monosessuato - tutti uomini, un conduttore, due giornalisti, due leader - il presidente del Consiglio si dev'essere sentito come nei Bar Sport d'un tempo il lunedì. E ha sparato battute - su noi donne e la politica - talmente irreali, talmente vecchie, che sarebbero più ridicole che offensive. Non fosse che queste elezioni per noi donne segnano un vero, macabro passo indietro. Dopo, quando il presidente del Consiglio avrà tempo da passare al vero Bar sport, che fare?

Cristiana Di San Marzano
No, non era distratto o impreparato. Berlusconi considera davvero le donne delle "signore" non adeguate a un progetto politico. Lo ha ribadito pochi minuti dopo il match, a Studio Aperto. Anzi, ci ha aggiunto un carico da dodici: «Non abbiamo trovato materiale». Testuale. Ma questo materiale peserà molto il 9 aprile

Lia Levi
Caro Berlusconi, grazie per il compito termine "signore" con cui ci hai definito. Ci ricorda tempi passati che le donne certo non rimpiangono. Comunque, di quei tempi gli uomini politici si toglievano la vita solo di fronte al sospetto di essersi impadroniti di una matita del loro tavolo di lavoro.
 

 
Stupro in Cassazione
di Chiara Valentini

Quando, nel febbraio di sette anni fa, avevano decretato che stuprare una ragazza in jeans è tecnicamente impossibile, ben pochi si erano presi la briga di difendere i magistrati della Terza sezione penale della Cassazione, sommersa per l’occasione, oltre che dall’indignazione, anche dal ridicolo. E quando poco tempo dopo gli stessi giudici, tutti rigorosamente maschi, avevano prodotto un’altra sentenza da cui si evinceva che violentare una donna incinta di sette mesi non comportava nessuna aggravante, qualcuno aveva chiesto che questi reati fossero trasferiti a una sezione meno ostile alle donne. Oggi invece le cose stanno andando in maniera diversa.
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Il vecchio vizio di dimenticare le donne
di Mirella Serri

Il prossimo dieci 10 marzo festeggeremo i sessant’anni dalla conquista da parte delle donne dell’elettorato passivo. Ovvero da quando per la prima volta le donne hanno potuto essere elette. E’ esattamente il 10 marzo 1946 quando escono dalle urne circa 2000 consiglieri comunali, parecchi assessori e alcune donne sindaco. Una ricorrenza da non dimenticare questa prima presenza femminile alle amministrative.
 

 
Questa parità che fa acqua da tutte le parti
di Chiara Valentini

Avete ancora in mente l’estenuante vicenda delle quote rosa? Se non tutti gli ingarbugliati passaggi, le aule semideserte, il numero legale che mancava a ripetizione, credo che ricorderete almeno la fine: quella approvazione burla di una legge che doveva assicurare un po’ più di spazio alle donne in un parlamento dove con la riforma elettorale arrivata all’ultimo momento sono i partiti, e solo loro, a decidere chi sarà eletto e chi no. E invece tutto si è risolto nella solita presa in giro delle donne. Non si può definire in altro modo un testo che non serve a niente, perché appunto non è una legge.
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Dal mondo
delle donne
Codepink: donne per la pace

Noi, donne statunitensi, irachene e del mondo intero, non possiamo piú sopportare questa insulsa Guerra in Irak e i crudeli attacchi ai civili che si compiono nel mondo. Abbiamo già sepolto troppi cari. Abbiamo giá visto troppe esistenze dilaniate da ferite fisiche e psicologiche. Abbiamo assistito con orrore all'utilizzo smisurato delle nostre preziose risorse per scopi militari, mentre quelle destinate ai bisogni delle nostre famiglie, come la protezione, l'educazione, il cibo e la salute, restano inadeguate. Non possiamo piú sopportare di vivere in costante paura e violenza, osservando il crescere di questo cancro di odio e intolleranza che si infiltra nelle nostre case.
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    CONTROLETTERE  
 

Inviata al Manifesto e pubblicata in data 7 febbraio 2006
Siamo a dir poco sconcertate per il modo in cui il vostro inviato Stefano Liberti al Forum sociale di Bamako ha dato conto della partecipazione delle donne nel pezzo pubblicato domenica 22 gennaio. "Sgallettate europee dalla pelle arrossata dal sole, donne (bianche) in nero impegnate (....), bellezze locali che volteggiano tra la folla", ''organizzatrici venute a precettare i giornalisti uno a uno nella sala stampa", "sguardi maschili (...) probabilmente più interessati alle forme delle relatrici che ai contenuti delle relazioni". Dunque, nella visione di Liberti, le donne bianche sono andate al Forum per attirare i galletti, che peraltro paiono interessati solo a questo, e le donne africane per mettere in mostra la loro bellezza? Sarebbe stato meglio non parlare per niente delle donne piuttosto che pubblicare un reportage così misogino e superficiale.
Contoparola

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per informazioni: controparola@gmail.com